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IL MOSTRO E' MIO FIGLIO/ L'assassino di Ugnano e quel male terribile che ci riguarda

È stato arrestato ieri mattina, a Firenze, l'omicida della donna crocifissa. Si chiama Riccardo Viti, idraulico. La tragicaconfessione davanti alla madre. MADDALENA BERTOLINI

L'arresto di Riccardo Viti (Infophoto) L'arresto di Riccardo Viti (Infophoto)

Lo hanno definito "mostro", accusato di numerosi abusi sessuali, l'ultimo sfociato in omicidio. Si chiama Riccardo Viti, italiano, idraulico.

Un omino basso e tarchiato, stempiato, un vicino silenzioso e introverso, mai avremmo dovuto sentire di lui; eppure il suo nome e il suo volto stanno facendo il giro d'Italia, del mondo, e le risposte che sta confessando ai suoi custodi tutti noi vorremmo sentirle, vorremo che ci soddifacessero, che placassero quel mare di emozioni burrascose che ci sta agitando, che fa naufragare il buon senso e quello che resta della nostra moralità. Il suo viso, abbassato, vergognoso, il suo corpo massiccio stretto da due agenti, le mani legate dietro, ci mostra chi è un sadico, violentatore, chi gusta il male e ne trae il suo piacere. È quello dunque? È quello il volto del male?

Il procuratore capo di Firenze lo ha definito "l'uomo della porta accanto", "che è regolarmente sposato e con un figlio della convivente", accudisce i vecchi genitori che abitano in un appartamento comunicante, il padre di ottant'anni, e la madre, all'alba di ieri, al momento dell'irruzione e dell'arresto che lo interpella: "Ma che sei te il mostro di Ugnano?" 

"Sì, sì, l'ho fatto io, non pensavo che morisse, ho fatto una c... Sono finito. Ormai non mi salva nessuno".

I particolari macabri del gesto, le sevizie, le interviste, ce le propineranno a man bassa, già il web ne prolifera, così come è stata diffusa la foto del cadavere della giovane donna uccisa, appesa, i risultati dell'autopsia, il modo barbaro, l'arma: un comune manico di scopa.

Orrori che montano, nutrono quasi, fino a arrivare a anestetizzare le nostre menti; in fondo pensare alle brutalità ci fa prendere le distanze dall'umanità della vicenda.

Perché di uomini e donne si tratta, si tratta di noi.

La vittima: dietro il sostantivo "prostituta" a quanto pare sta una ragazza giovane e fragile (le sceglieva così per poterle sopraffare) con due bambini piccoli; trenta euro, per fame, affermano. Il marito (piange nell'intervista) disoccupato, conferma lo facesse solo a volte per bisogno.

E per bisogno, a volte, tirando sul prezzo perché anche lui con poco lavoro, il Viti sodomizzava donne semischiave. Con dentro una fame, diversa e terribile.

Ora risponde sua madre ai giornalisti "Lasciatemi stare, sono sola nella mia disperazione" e replica che non ne vuole sapere di lui, lo credeva una brava persona; suo figlio, il "mostro" al suo fianco al supermercato, davanti ai poliziotti senza remore la guarda e le confessa "Sì" (che significa "prendimi per ciò che sono davvero, prendetemi e fermatemi da solo non posso e non voglio"), mamma l'ho fatta grossa, nemmeno tu, nessuno mi salva...


COMMENTI
10/05/2014 - Alle solite ipocrisie! (luciano dario lupano)

Fermo restando che un matto in giro lo si trova sempre, tra i tanti "regolari", cosa ne pensa uno Stato catto/ipocrita che permette, per vigliaccheria perbenista, che non disciplina e tutela civilmente il mercato del sesso come avviene nei Paesi limitrofi cattolicissimi, della violenza sulle donne in tutta le sue sfaccettature? E' umiliante!!