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FILE ROUGE/ L'Earth Day, la morte di Ayrton Senna e Genny a' Carogna: cosa li accomuna?

Pubblicazione:domenica 11 maggio 2014

Senna (onfophoto) Senna (onfophoto)

Due eventi hanno stimolato le mie giornate dal 22 aprile ad oggi. L'Earth Day e i vent'anni dalla morte di Ayrton Senna.

A questi poi si è aggiunto lo spettacolo indegno della finale di Coppa Italia che, ancora una volta, ha fatto emergere discussioni e riflessioni sullo sport nazionale, il calcio, che da tanti anni ormai si trova a dover coniugare spettacolo sportivo e violenza, senza che questo binomio venga mai scisso. Alla fine, tuttavia, mi sembra di poter dire che ci sia un sottile filo rosso che lega questi accadimenti.

La necessità di riportare cultura ed educazione all'interno della nostra società. E, ancora una volta, credo che sia importante partire dai giovani. Da coloro che saranno chiamati domani o dopodomani a prendere in mano le redini di questo Paese, auspicabilmente per migliorarlo. E allora, mi piace riportare il pensiero di due grandi uomini, entrambi scomparsi rispettivamente da dieci e venti anni che, in modi completamente diversi e con caratteri differenti hanno lasciato un segno profondo nel mondo dello sport, della cultura, della tavola.

Mi riferisco a Luigi Veronelli e al già menzionato Ayrton Senna. "Solo oggi - scrive Veronelli in Ex Vinis, n.43, ottobre/novembre 1998 - più che settantenne, vedo con chiarezza: il potere ha utilizzato, con un vero e proprio capovolgimento dei propositi, ciò che era nei nostri sogni. Anziché far l'uomo più libero con il progresso, la scienza, la macchina, la cultura ecc., renderne più rapido e sicuro l'asservimento. Ogni scoperta ed ogni invenzione - nate tutte (oso credere) dal proposito di essere vantaggiose all'uomo - sono state deviate ed utilizzate, contro l'uomo....

In modo più spettacolare e continuo, i mass-media, le pubbliche relazioni, le promozioni e la pubblicità. Ad ogni ora del giorno, persuasori tutt'altro che occulti, esaltano ciò che dovrebbe civilmente essere condannato. Fanno consumare le stesse cose in ogni angolo del mondo, costringono a consumi non necessari anche i più poveri, impongono alimenti geneticamente manipolati di cui si ignorano gli effetti a tempo lungo sull'organismo umano (...) ed annullano il mutare delle stagioni... Nei fatti si rischia che la terra non basti agli uomini, perché l'industria e l'agricoltura industrializzata stanno desertificando e avvelenando i terreni con la ricerca, senza limiti, del profitto. 


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