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CARRON/ L'intervista: il Papa e la sfida della bellezza

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«Sì, è un fatto nuovo che dice il bisogno che ha la gente di trovare, nel momento storico che stiamo vedendo, una persona che ridesti una speranza». 

 

Qualche cattolico critico dice: piace al mondo perché lo asseconda. 

«Non mi sembra proprio che cerchi di piacere al mondo assecondandolo». 

 

Dicono: ha ridotto la figura del Pontefice, non tiene più le distanze con il popolo. 

«Ma Gesù non teneva le distanze! È stato in mezzo alla mischia! Se c’è un Dio non distante è il Dio dell’incarnazione. Si è fatto uomo per diventare come noi e per stare in mezzo a noi». 

 

Altra critica: fa il pauperista per avere l’applauso del mondo progressista. 

«Francesco ha gesti di rottura e di povertà. Ma non è un atteggiamento: lui è così. Ha sempre vissuto in mezzo alla gente, nelle periferie». 

 

Nella Chiesa c’è bisogno di pulizia? 

«Non so come stiano realmente le cose. Ma che ci sia un desiderio di cambiamento per mettere quella grande struttura che è la Chiesa al servizio dell’evangelizzazione, è un fatto. D’altra parte la Chiesa è per definizione semper reformanda». 

 

Non pensa che noi dei media stiamo banalizzando papa Francesco? 

«Il rischio di ridurre la portata di una figura così è sempre in agguato. Ma io penso che il fatto cui stiamo assistendo sia molto più importante di quello che una qualsiasi strategia giornalistica sarebbe in grado di produrre». 

 

Don Carrón, solo due settimane fa, a Roma, due Papi hanno santificato altri due Papi. È sembrato un momento trionfale. Eppure molti cattolici osservano che quel trionfo copre una mediocrità, una stanchezza nella vita di tutti i giorni della Chiesa.

«Si, possono esserci mediocrità e stanchezza. Ma la situazione attuale non è meno favorevole all’annuncio cristiano a un’umanità che è "ferita", come ha detto Francesco. Tutto dipenderà se noi accoglieremo il dono che ci ha fatto Cristo con questo Papa, per poterlo seguire e offrire una speranza a tante persone che stanno aspettando una luce nel buio». 

 

Ultima domanda, don Carrón. Avrebbe mai pensato di stare in una Chiesa con due Papi? 

«Le dimissioni di Benedetto XVI sono state anche uno shock, inutile negarlo. Ma la convivenza tra due Papi, che sembrava poter essere un pericolo, si è rivelata invece una testimonianza di comunione che ci ha tutti sorpresi, stupiti. Non solo per la discrezione di Benedetto XVI, ma anche per come Francesco lo ha incoraggiato a partecipare alla vita della Chiesa. L’esito è una cosa che sempre ci porteremo negli occhi e che documenta una grande libertà».

 

(da La Stampa, lunedì 12 maggio 2014)



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