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IL CASO/ Qiwen Ke, come essere cinesi e antiabortisti a Londra

Pubblicazione:lunedì 12 maggio 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 12 maggio 2014, 18.25

L'opera di Qiwen Ke L'opera di Qiwen Ke

La sua opera d’arte, racconta, “vuole rappresentare anche la freddezza e l’indifferenza con cui la nostra società vede la vita prima della nascita”. Si dice fiduciosa che la sua opera abbia un effetto sulle persone, perché, spiega, “è meglio mostrare la bellezza del miracolo della vita piuttosto che mostrare il dramma dell’aborto, come molti pro-life fanno”.

Come darle torto? Ma la spinta vera le è giunta quando un caro amico le confessò di essere diventato padre “per sbaglio”. “In quel momento”, racconta, “mi si è accesa una luce dentro e ho pensato d’istinto che una vita che comincia non può mai essere uno sbaglio”.

Così, attraverso i suoi mezzi, creatività e immaginazione, ne è venuta fuori una installazione artistica sorprendente: non solo l’opera di ghiaccio, ma anche un percorso sensoriale chiamato “auto-percezione” in cui Hazel invita – per esempio attraverso l’ascolto del battito del cuore di un feto di tre settimane – a cercare di ricordare la nostra vita prima della nascita, “Perché la nostra vita è iniziata prima che nascessimo”, dice. Hazel è convinta che bisogna rendere le persone consapevoli e farle uscire dall’indifferenza, dalla freddezza: “Quello che ho voluto dire attraverso la mia opera è che tutti siamo evoluzioni del feto che era nel grembo di nostra madre, quello che siamo oggi è quello che eravamo anche prima di nascere”. Insomma, sembra che anche attraverso l’arte contemporanea si possa difendere la vita umana. Siamo stati tutti embrioni una volta. Il nostro cuore è lo stesso che batteva a tre settimane dal concepimento. E anche l’arte prova a ricordarcelo.



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