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IL CASO/ Divorzio breve, un blitz FI-Pd dà l'ultimo calcio alla famiglia

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Il testo sarà in aula il 26 maggio, alla ripresa dei lavori subito dopo le elezioni europee, ed è stato affidato a due relatori: D'Alessandro di FI, come relatore di minoranza, che - vale la pena ricordarlo - ha votato a favore del provvedimento, e Alessandra Moretti del Pd, prima firmataria della legge. Come è facile notare nessuno dei due relatori rappresenta posizioni etico-culturali diverse che guardino alla famiglia come un soggetto da tutelare, nonostante le difficoltà e le crisi che attraversa, pur appartenendo una alla maggioranza e uno all’opposizione. 

Fin qui i fatti recenti, su cui però vale la pena porsi qualche domanda. Tenendo conto dei problemi di cui soffre il nostro Paese proprio in merito ai problemi della giustizia, era davvero una priorità concludere in commissione l'iter di una legge come questa? Alla luce dell’esperienza di questi quarant'anni e del dibattito che ha sempre accompagnato temi come il divorzio, è possibile affrontare un tema di questo tenore senza un coinvolgimento della pubblica opinione e soprattutto delle associazioni familiari? E' davvero indifferente la presenza o l'assenza di figli minori nel momento di prendere decisioni così importanti, da cui dipenderanno molte cose che toccano in profondità la loro vita? 

D’altra parte dobbiamo rilevare come in questi ultimi 45 anni - la legge sul divorzio è del 1° dicembre 1970 - ci sia stata una carenza assoluta di politiche familiari, a cominciare dalle politiche per la casa, per il lavoro e per la rete di servizi indispensabili per permettere ad entrambi i genitori di conciliare con serenità lavoro e vita di famiglia. Nulla è stato fatto per il sostegno alle famiglie numerose ed è ben noto come ogni figlio in più comporti per le famiglie un impoverimento almeno del 20%. Conosciamo gli escamotage per cui i genitori sono obbligati a simulare finte separazioni per poter godere del diritto all’asilo per i figli o per mantenere la loro pensione negli anni successivi. La comunione di beni è vissuta dai coniugi come una potenziale persecuzione da parte del fisco e nell’attuale legislatura manca nel governo una figura di riferimento, ministro o sottosegretario, che abbia come delega principale la famiglia.

Se si parla di famiglia è solo per l’omologazione di altri modelli di convivenza non fondati sul matrimonio, civile o religioso, a cui si vogliono equiparare i pochi vantaggi del far famiglia esonerandoli dall’eventuale rischio di un divorzio, sia pure brevissimo. Non c’è dubbio che le differenze tra le unioni di fatto e la famiglia fondata sul matrimonio si stiano assottigliando velocemente e l’iter di questo disegno di legge ne è una conferma. 



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COMMENTI
16/05/2014 - Brava Binetti! (Luigi PATRINI)

Cara onorevole, La ringrazio per l'impegno e l'attenzione che dedica a questi temi così importanti per i cattolici e - se non fossero così stoltamente ideologizzati da un becero anticlericalismo - anche per i "laici"! Purtroppo il mondo cattolico non ha la dovuta attenzione al comportamento che in aula hanno quanti sono sempre pronti a chiedere il loro voto, facendo poi quel che loro pare e piace. Di questo saremo un giorno costretti a rendere conto! Grazie, comunque e continui a tenere desta l'attenzione dei suoi colleghi.

 
16/05/2014 - Urge il voto (claudia mazzola)

Certo che era così urgente, per accapparrarsi i voti.