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DIARIO PAPA/ Padre Basilio, 101 anni per "attendere" Francesco in Terra Santa

Pubblicazione:lunedì 19 maggio 2014

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La seconda guerra mondiale lo beccò in Italia, tra le Marche e il Lazio, nuovamente esule. Per ritornare in Palestina dovette aspettare l'arrivo degli alleati, partì a bordo di una nave, salpata da Taranto,  piena di ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento. La notte dormiva accanto ad un rabbino che si era preso il compito di proteggerlo, mentre di giorno distribuiva cioccolato e puliva il vomito di corpi scarnificati dalla prigionia. 

Pensava di aver lasciato la guerra alle spalle, invece le andava incontro. Ma non ha mai più abbandonato la sua terra di adozione, per quanto incomprensibile e violenta potesse sembrargli. Se Dio vorrà sarà uno dei pochi ad aver visto quattro pontefici pellegrini sui luoghi santi. Papa Francesco lo seguirà in televisione o magari lo incontrerà nel Cenacolo, con gli altri frati, se qualche confratello generoso spingerà la sua carrozzina. 

Con un secolo incollato ai muscoli e stampato negli occhi può permettersi di snobbare la storia. Eppure ricorda ancora l'arrivo di Paolo VI a Gerusalemme: era andato alla porta di Damasco, affollata di cristiani, musulmani e guardie reali. Uomini e donne in festa, che cantavano l'Osanna come nella domenica delle palme: arrampicati sulle mura della città vecchia, traboccanti dai balconi in ferro, addossati ai militari giordani. Una folla immensa che spingeva e piangeva di commozione perché Pietro tornava a casa dopo quasi duemila anni. 

Padre Basilio non è un uomo di grandi sentimenti, troppa vita sulle spalle e troppo dolore. Ma una cosa la ricorda bene: il canto in libanese di una donna che ridusse al silenzio quella multiforme massa umana. Una melodia struggente che ancora porta nel cuore.



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