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STRAGE DI SANTHIA'/ Chi può insegnare la pietà a Lorenzo?

Lorenzo Manavella ha commesso un triplice omicidio uccidendo, sotto l'effetto della cocaina, i nonni e la zia. Il padre Lorenzo ha chiesto pietà per lui. GIANFRANCO LAURETANO

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Non ci si abituerà mai a sapere di episodi tragici come quello avvenuto giovedì 15 maggio a Santhià (Vercelli). Lorenzo Manavella, un giovane con precedenti di droga, sotto l'effetto, a quanto pare, della cocaina ("impulso omicida collegabile alla droga", secondo la definizione data dalla Procura) ha ucciso i nonni Tullio e Tina e la zia Patrizia. Il padre Gianluca Manavella, pallavolista che si trovava casualmente in Sardegna, preoccupato del mutismo dei cellulari dei familiari, ai quali stava tentando inutilmente di telefonare, ha dato l'allarme. È sempre lui a chiedere, ora, pietà, oltre che per le vittime, per il loro confesso assassino. 

Il ragazzo nella serata di giovedì avrebbe dovuto andare in discoteca con gli amici; ma,essendo senza soldi, era stato accompagnato a casa da qualcuno perché, sempre in mancanza di soldi, non poteva permettersi neppure un'auto. E i soldi potrebbero essere il movente dell'omicidio. Lorenzo Manavella si è poi dato alla fuga ed è stato rintracciato a Venezia, dove si è consegnato alla polizia ferroviaria ed ha confessato il delitto. Pare in un primo momento che avesse l'intenzione di espatriare, probabilmente in Croazia. 

Che dire dunque di questo ennesimo fatto di sangue? Intanto la speranza, ripeto, di non abituarsi mai, sotto la spinta dell'ormai macabro ripetersi di questi episodi: nello spazio di tempo tra giovedì 15, giorno in cui è avvenuto il fatto, e domenica 18, quando ci apprestiamo a scriverne, a Varese una madre di 21 anni ha partorito una neonata e l'ha affogata nel water e a Tempio Pausania un commerciante, sua moglie e il figlio dodicenne sono stati massacrati, forse per questioni di usura. Ancora soldi, dunque, ancora famiglie distrutte, ancora giovani coinvolti, siano essi carnefici o vittime. 

Vista così, la degenerazione sembra inarrestabile e ha buon gioco chi tuona contro la rovina della società. Cercare i motivi di questi gesti porta al rischio di risposte facili, e superficiali. Certo l'avidità, anche solo il bisogno di denaro per la discoteca o la patente, rappresentano la prima risposta. Ma il fatto è che nessuna ragione giustificherà mai atti del genere. Eppure l'uomo – tutti gli uomini, diciamocelo - ha inscritto nella sua natura la terrificante possibilità di compiere gesti aberranti. Gesti che si stanno moltiplicando in maniera prima impensabile (nessuno è più in mala fede di chi dice che in ogni epoca e in ogni società c'è quantitativamente e qualitativamente la stessa violenza di oggi: una violenza strisciante, pronta a esplodere da un momento all'altro, vasta, penetrata fin dentro la famiglia, cioè il luogo degli affetti più cari). 


COMMENTI
19/05/2014 - Il Signore ci aiuti. (claudia mazzola)

Si evince da questi fatti che il male esiste e si chiama: diavolo!Che Gesù mi insegni ad avere pietà di tutti, ne ho bisogno.