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CAOS EMBRIONI/ Il giurista: cari "figli" della tecnologia, avrete una vita incerta

Pubblicazione:venerdì 2 maggio 2014

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Il fatto che la tesi della prevalenza della madre biologica dell’embrione sulla madre del neonato sia sostenuta da un’esponente di un’associazione radicale, fa riflettere sul cortocircuito di alcune idee estreme, come quella della riduzione dell’embrione a un “grumo di cellule”, posizioni queste che si disintegrano a contatto con la “carne viva” delle esperienze e sofferenze della realtà umana della maternità.

 

Dopo la modifica alla legge 40 da parte della Corte costituzionale, la possibilità di fecondazione eterologa potrebbe aumentare questi “incidenti”, come ha sostenuto ad esempio Eugenia Roccella. Quali altri aspetti problematici uno scambio di embrioni in fecondazione eterologa potrebbe comportare?

 Qui il tema è estremamente delicato. Già la legge 40 ha legittimato lo sradicamento della fecondazione dall’alveo naturale dell’utero della madre, pur nei limiti di una tecnica omologa, ma con i rischi – per certi versi non del tutto imprevedibili – come quello, drammatico, dello scambio di embrioni; ora con l’ammissibilità dell’eterologa si aggiunge un altro step nell’alienazione della fecondazione dal concepimento naturale, sommando alla creazione extracorporea di un embrione anche la sua riferibilità a semi e gameti estranei alla coppia, con la conseguenza che la possibilità di errori e rischi inevitabilmente si complica: aspetti problematici possono, ad esempio, riguardare la donazione di gameti tra consanguinei e la rivendicazione da parte del nato della tracciabilità della sua genesi biologica.

 

Su quanto avvenuto è stata aperta un’inchiesta per accertare le responsabilità, ma i responsabili dell’ospedalehanno parlato di un incidente. Quali reati potrebbero essere individuati e, al di là di quelle individuali, quali altre responsabilità individuate? E quali azioni legali e in base a che principi posso essere intentate dalle due coppie coinvolte?

Certamente si tratta di un “incidente”, ma questo non significa che non ci siano responsabili, anzi la giurisprudenza di legittimità oggi è particolarmente rigorosa proprio in materia sanitaria nel valutare la colpa, anche omissiva, del medico e della struttura sanitaria, con importanti conseguenze risarcitorie. Sulle azioni legali, oltre al risarcimento per entrambe le coppie, può appunto immaginarsi un’azione di contestazione dello stato di filiazione promossa dalla coppia che con i suoi gameti ha generato l’embrione, il cui esito è tuttavia quantomeno incerto.

 

Da che deriva questa incertezza?

 Direi non solo dalla legge lacunosa, ma soprattutto dalla circostanza che chi accede a queste tecniche ha consapevolmente scelto di dar vita ad un essere umano attraverso una fecondazione extracorporea. La generazione di una vita nella solitudine di un processo tecnologico aliena, almeno in una prima fase, il collegamento naturale tra gestante e vita nascente, portando con sé un carico di rischi, legati all’artificiosa intermediazione di soggetti terzi, così come è accaduto nella vicenda drammatica del Pertini.




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COMMENTI
02/05/2014 - Eterologa (Italo Amitrano)

Durante una gita aziendale in pullman a Como e Lecco, la nostra guida, quando abbiamo attraversato i luoghi manzoniani, ha fatto accenno alla relazione extraconiugale di Giulia Beccaria (madre del grande scrittore) con il "cicisbeo" Giovanni Verri. Secondo il racconto della nostra guida, il padre putativo di Alessandro - Pietro Manzoni (sterile) - era consenziente perché desiderava un erede. Qualcuno, nel pullman ha esclamato con ipocrita ironia: "Quindi Alessandro Manzoni è nato con la fecondazione eterologa! e la chiesa, non diceva nulla?" Ho risposto: "Di fronte ad una vita che nasce da un atto naturale d'amore la Chiesa può anche chiudere un occhio...Ma l'eterologa che viene oggi praticata con metodi allucinanti negli ospedali e nelle cliniche specializzate, con il seme di un donatore anonimo, va condannata senza mezzi termini, perché si tratta di un adulterio senza amore e senza passione". Non so se ho risposto in maniera pertinente. Ma ho detto ciò che penso sinceramente.