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CAOS EMBRIONI/ Il giurista: cari "figli" della tecnologia, avrete una vita incerta

Pubblicazione:venerdì 2 maggio 2014

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Prima il caso dell'ospedale Pertini di Roma, con lo scambio di embrioni tra due coppie (e la gestazione di due gemelli da parte di una donna che non è madre biologica), poi il "liberi tutti" suonato dalla sentenza della consulta che il 9 aprile scorso ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa contenuto nella legge 40. Le richieste di gameti da parte di genitori che non possono avere figli all'interno della coppia si sono moltiplicate in pochissimo tempo (Repubblica ieri ha citato un dato: 3500 richieste in 20 giorni), e con esse anche i problemi. Due fatti distinti, ma che potrebbero portare a galla tanti problemi giuridici, che si aggiungono a quelli di chi ricorre alla pratica dell'utero in affitto. Deve prevalere la madre gestante o la madre biologica? Un figlio ha diritto di sapere chi sono i suoi veri genitori? Tutti aspetti che restano in attesa di una legge ancora da scrivere, ora che la Legge 40 resta menomata, come si rileva bene da questo approfondimento sul caso del Pertini che ilsussidiario.net ha svolto con il giurista Alberto Gambino, docente di diritto privato nell'Università Europea di Roma e direttore scientifico della rivista online Diritto Mercato Tecnologia (www.dimt.it).

 

Professore, tra i vari problemi giuridici posti dallo scambio di embrioni all’ospedale Pertini, senza dubbio il più grave è dato dall’attribuzione dell’appartenenza dei due gemelli in gestazione, se alla coppia la cui donna sta portando avanti la gravidanza o se ai genitori biologici. Cosa si può dire sulla base delle leggi vigenti?

Secondo l’art. 8 della legge 40, i nati a seguito dell'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime. Tuttavia, in questo caso, la tecnica prescelta della coppia era di tipo omologo, non la fecondazione eterologa, peraltro vietata al momento della richiesta della coppia. Il codice civile italiano dà, comunque, per accertata la maternità in capo alla donna che partorisce, anche se nel 1942 (anno di promulgazione del codice) era impensabile uno sfasamento tra la maternità della gestante e la maternità biologica della titolare del gamete.

 

Secondo l’avvocato dell’Associazione Luca Coscioni, i bambini dovrebbero essere attribuiti ai genitori biologici, per analogia con quanto avviene nell’ipotesi di scambio di neonato. Lei ritiene applicabile questa analogia? Con quali conseguenze?

 Come noto, l’analogia si applica quando i casi sono simili. La norma sullo scambio di neonati implica una coincidenza di maternità biologica e maternità della gestante, entrambe in capo ad una donna diversa da quella cui erroneamente è stato attribuito il figlio. Il caso dello scambio di embrioni è diverso: ci sono a ben guardare due maternità disgiunte, in capo a due donne-madri distinte, una biologica e l’altra gestante. Vero è che la filiazione in capo ai genitori biologici è ciò cui, nel caso del Pertini, entrambe le coppie miravano, dunque, la situazione più prossima a quella originariamente auspicata. Secondo questa logica, la conseguenza porterebbe a contestare l’accertamento ex lege della maternità della donna partoriente, una contestazione motivata dagli effetti di un errore su un procedimento tecnologico che può sdoppiare la maternità, sulla quale dovrebbe pronunciarsi un giudice.

 

Se l’analogia fosse applicabile comportando l’equiparazione tra embrione e neonato, attribuendo all’embrione lo stato di essere umano sia pure in divenire, come sostiene la Chiesa cattolica e chi si oppone all’aborto, come potrebbe essere poi possibile non equiparare l’aborto indotto a un infanticidio?


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COMMENTI
02/05/2014 - Eterologa (Italo Amitrano)

Durante una gita aziendale in pullman a Como e Lecco, la nostra guida, quando abbiamo attraversato i luoghi manzoniani, ha fatto accenno alla relazione extraconiugale di Giulia Beccaria (madre del grande scrittore) con il "cicisbeo" Giovanni Verri. Secondo il racconto della nostra guida, il padre putativo di Alessandro - Pietro Manzoni (sterile) - era consenziente perché desiderava un erede. Qualcuno, nel pullman ha esclamato con ipocrita ironia: "Quindi Alessandro Manzoni è nato con la fecondazione eterologa! e la chiesa, non diceva nulla?" Ho risposto: "Di fronte ad una vita che nasce da un atto naturale d'amore la Chiesa può anche chiudere un occhio...Ma l'eterologa che viene oggi praticata con metodi allucinanti negli ospedali e nelle cliniche specializzate, con il seme di un donatore anonimo, va condannata senza mezzi termini, perché si tratta di un adulterio senza amore e senza passione". Non so se ho risposto in maniera pertinente. Ma ho detto ciò che penso sinceramente.