BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

DIARIO PAPA/ Chi vuol togliere a Francesco l'abbraccio del suo popolo?

Joseph è palestinese di nascita, vive da vent'anni a Gerusalemme, è cristiano come la moglie Rami. Lei è cittadina israeliana, lui no e non lo sarà mai. Vedranno il papa. CRISTIANA CARICATO

InfophotoInfophoto

È alto Joseph, ha il viso scavato, appena segnato da un accenno di baffi grigi. Misura i gesti e le parole, con un'eleganza antica che viene in dono a certe persone dopo molto dolore. Il suo incedere è dignitoso, eretto, lento. È un uomo che ha sempre dovuto chiedere al contegno di supplire alla mancanza di rispetto di altri. Ha quasi 50 anni e non ha una carta di identità, né assistenza sanitaria, non può guidare una macchina né muoversi liberamente dentro i confini volubili di due stati costretti alla condivisione di frontiere. 

Joseph è palestinese di nascita, vive da vent'anni a Gerusalemme, ma per il governo israeliano è un'ombra fastidiosa, una pratica che con puntualità si ripresenta sul tavolo del burocrate di turno, allenato a respingerla. La sua colpa è di essersi innamorato della persona sbagliata, una donna, Rami, cristiana come lui, ma con passaporto israeliano e residenza nella Città Santa. Lui no, non può diventare cittadino di Gerusalemme. È nato nella città sbagliata, Betlemme. La città dove è nato pure il Figlio del suo Dio. Ma questo non gli è stato di nessun aiuto con il governo di Tel Aviv. 

Nonostante abbia una lavoro importante nella Pontifical Mission, la struttura cattolica americana che dal 1949 si occupa di assistere istituzioni caritative nei territori palestinesi, non riesce ad ottenere la cittadinanza israeliana, e ogni anno deve sottoporsi all'umiliazione di mostrare bollette di acqua ed elettricità, ricevute sanitarie e busta paga se non addirittura arrivare ad esibire i suoi tre figli come prova incontrovertibile che la sua vita gravita intorno a ciò che ha più a cuore, la propria famiglia certificata come israeliana. 

Suo figlio maggiore, Yazan, ha la carta di identità, lui no. Non basta non poter accompagnare i ragazzi a scuola, essere costretto a ingaggiare autisti di fortuna per raggiungere i tanti luoghi di cui è supervisore oppure subire la mortificante trafila annuale per rinnovare il permesso di soggiorno. Quando va a trovare la sua famiglia a Betlemme da Beit Hanina, il quartiere a nord di Gerusalemme in cui vive, deve scendere dalla macchina al check point, come un pericoloso sospetto, e attraversare il muro che separa la sua vita di oggi dagli affetti di ieri. Il muro grigio e alto che ferisce come una lama una terra che dovrebbe conoscere solo la pace. 

Lo incontro nella parrocchia di San Giacomo, sorta accanto alle case costruite dalla Custodia di Terra Santa per dissuadere i cristiani dall'esodo. È la sua chiesa, la sua comunità, il suo mondo. È il luogo dove ritrova quell'identità messa al bando da un governo ottuso. 


COMMENTI
23/05/2014 - Attento all'autobus (Moeller Martin)

L'importante è che il Santo Padre eviti gli autobus di linea.