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SPILLO/ Si salvi chi può, a scuola arrivano i "giacobini" del budino

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È la stessa minoranza che vorrebbe (a differenza di tutti i paesi evoluti) una scuola unica uguale per tutti fino a 18 anni e che solo la penuria economica ha stoppato. Per costoro l'uscita dal paradiso egualitario e l'ingresso nel diabolico mondo reale deve essere spostato il più avanti possibile.

Credono di essere i difensori della serenità dei bambini ed invece sono sistematici diffusori di tensione e di ipercriticismo che ormai è diventato la copertura generale e apparentemente morale dell'inettitudine sia personale che di gruppo. L'eccesso di tensione egualitaristica sta ormai generando perfino disadattamento, rifiuto nevrotico della propria condizione organizzativa reale, dalla famiglia di nascita al proprio corpo.

E così la capacità di iniziativa e la creatività differenziata si assopiscono ed aumenta lo scontento e l'attesa che lo stato e la legge risolvano tutte le questioni.

Ma voglio ampliare ancora l'esperimento mentale per evidenziare la ridicolaggine del tormentone egualitaristico italiano. Supponiamo di essere in una realtà totalmente comunista, dove il reddito sia uguale per tutti. Non ci sarebbero differenze di gestione tra le famiglie, sul numero di figli, sulla casa, sulle vacanze, sulla gestione concreta del reddito? Non potrebbe esserci una famiglia più attenta all'alimentazione ed una più attenta alle relazioni parentali alle amicizie o altro? Non ci sarebbero evoluzioni anche nella singola persona rispetto alle priorità esistenziali? E la libertà di azione e scelta personali non sarebbero fondamentali per l'appagamento della persona? E l'accettazione anche di vicende sfavorevoli (entro limiti socialmente e palesemente e universalmente considerati accettabili) non sarebbe una utile occasione di esperienza e di crescita personale ed uno stimolo per l'iniziativa?

Ho messo tra parentesi alcune parole chiave: "entro limiti socialmente e palesemente e universalmente considerati accettabili" per garantire il discorso dal soggettivismo totale e dalla astoricità. Quello del dolce discrezionale a fine pasto mi sembra proprio dentro questi limiti. Salvo prova contraria, dovuta magari a reazioni spropositate ed inconsulte che tendono ad aumentare.

Chi l'avrebbe detto? Forse anche un budino libero può aiutare l'Italia a liberarsi dall'ansiosa dittatura dell'iperegualitarismo. Ma non vorremmo peccare di ottimismo e ingenuità.

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COMMENTI
22/05/2014 - Ah ah ah (gabriella meroni)

Spero che l'articolo sia ironico, nel quale caso mi fa molto ridere. Se invece fosse serio, mi preoccuperei. Sarebbe come dire che in nome del valore delle differenze qualche bambino potrebbe avere penne e quaderni, qualche altro no; qualche bambino imparare a leggere, qualche altro no; qualche bambino sedere sulla sedia in classe, qualche altro per terra ecc. Viva le differenze, no? Non hai soldi? Niente dolce, sei diverso. Ma mi raccomando, devi essere contento. L'ideona del "pasto ridotto" per i meno abbienti è una cagata pazzesca, per citare Fantozzi, e non a caso è venuta in mente a un sindaco grillino. Gli "ampi margini all'iniziativa e alle differenze delle persone", che secondo l'articolista conducono al progresso, conducono però anche all'oligarchia di chi è considerato più "adeguato" (parola non a caso molto in voga nella valutazione degli studenti oggi).