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SPILLO/ Si salvi chi può, a scuola arrivano i "giacobini" del budino

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Il dolce discrezionale e a pagamento in mensa: che problema enorme. Il sindaco di Pomezia Fabio Nucci (M5S) invita a sdrammatizzare e ne fa, banalmente, uun problema di costi; il presidente del Lazio Nicola Zingaretti si straccia le vesti e grida alla "vergogna", "ridicolo e umiliante per i bambini" lo definisce il presidente dell'Anci, Piero Fassino.

Evidentemente ci sono persone che non riescono a sopportare nessuna diversità e usano le loro paranoie per regalare al mondo i loro tormenti. Prima obiezione allo sdegno dei difensori della mensa uguale per tutti: il dolce non è più un segno di ricchezza e benessere, anzi, ormai da decenni i ricchi sono magri e fanno diete salutiste, mentre i "poveri" spesso tendono all'obesità.

È vero che non è possibile organizzare per dei bambini una mensa a self service, come in qualunque posto di lavoro o nelle scuole superiori, dove ogni commensale si comporrebbe il vassoio a proprio gusto. Ma non facciamone, per favore, una battaglia di eguaglianza. La la realtà è che le differenze economiche si manifestano oggi in moltissimi livelli ben più significativi del fine pranzo, come il cellulare, il vestito, e tanto altro. Esse sono, semplicemente, un fatto: esistono nella nostra società, sono riconosciute dalla legge, ammesse dall'opinione pubblica, e non possono essere demonizzate. Nella Cina comunista, negli anno 80, dopo aver accertato che senza libero mercato non poteva esserci sviluppo, Deng Xiaoping lanciò le riforme economiche e fece mettere in costituzione un articolo in cui si dice che lo stato protegge la proprietà dei beni acquisiti legalmente.

Il fatto è che siamo vittime di uno sdegnoso ed ansiogeno dogma dell'uniformità totale, che costituisce un enorme blocco sul terreno psicologico e su quello organizzativo, sia nella scuola che nella società. Non ho ben capito dove sia la fonte primaria di questa vera e propria ossessione. Non mi risulta essere in alcuna delle culture fondamentali tradizionali del paese, quella cattolica, quella socialista e quella liberale. Fa parte invece di quell'onda furibonda e distruggitrice che da 30 anni spazza il paese ed impedisce di concepire una vera, semplice, chiara e sostenibile innovazione, dove siano ben definiti, e garantiti davvero, i termini fondamentali essenziali della cittadinanza e contemporaneamente siano lasciati ampi margini all'iniziativa ed alle differenze delle persone.

Questo sistematico attacco a qualunque differenza è l'essenza della vera e propria dittatura culturale ed organizzativa che vige nella scuola di stato da parte di una minoranza sostenuta dai media. Ed è in realtà la vera copertura dell'immobilismo, della conservazione e della stagnazione ineguale.

È la stessa minoranza che ha impedito di costruire il curricolo scolastico essenziale uguale per tutti lasciando margini di scelta personale nelle discipline e nel carico di lavoro degli studenti.


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COMMENTI
22/05/2014 - Ah ah ah (gabriella meroni)

Spero che l'articolo sia ironico, nel quale caso mi fa molto ridere. Se invece fosse serio, mi preoccuperei. Sarebbe come dire che in nome del valore delle differenze qualche bambino potrebbe avere penne e quaderni, qualche altro no; qualche bambino imparare a leggere, qualche altro no; qualche bambino sedere sulla sedia in classe, qualche altro per terra ecc. Viva le differenze, no? Non hai soldi? Niente dolce, sei diverso. Ma mi raccomando, devi essere contento. L'ideona del "pasto ridotto" per i meno abbienti è una cagata pazzesca, per citare Fantozzi, e non a caso è venuta in mente a un sindaco grillino. Gli "ampi margini all'iniziativa e alle differenze delle persone", che secondo l'articolista conducono al progresso, conducono però anche all'oligarchia di chi è considerato più "adeguato" (parola non a caso molto in voga nella valutazione degli studenti oggi).