BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ Fra inchieste e conflitti interni: la settimana più lunga della magistratura

Infophoto Infophoto

Da un lato l’intero corpo giudiziario (sotto la preoccupata vigilanza del Quirinale) ha voluto lanciare un segnale forte: al proprio interno e all’esterno. La dialettica - anche forte - fra singoli magistrati o correnti della magistratura - non può oltrepassare limiti di non ritorno per la credibilità istituzionale. La solidarietà della Procura di Milano a Bruti Liberati (prodromica alla probabile “chiusura del caso” in Csm) è, su questo piano, indicativa: un capo in carica viene sempre tutelato dall’istituzione, per quanto serie e delicate restino le questioni poste dall’aggiunto Robledo sulle inchieste Expo e Ruby. D’altro canto le nomine di Spataro (uno dei “campioni” della Procura di Milano), Creazzo e Volpe hanno voluto segnalare il superamento della sostanziale paralisi del Csm negli ultimi due mesi, ma non solo. La maggioranza di centro-sinistra nel Csm (trasversale fra togati e non togati) ha voluto imporre in extremis che designazioni annunciate - e delle quali certamente non è mai stato in discussione il profilo professionale - venissero bruciate dal caso Robledo e - probabilmente - dalla riapertura del cantiere della riforma della giustizia preannunciata da vari esponenti del governo.

A rischio consueto di dietrologia, su questo sfondo può essere letta - almeno in termini di temporalità oggettiva - la corposa cronaca giudiziaria di ieri. L’offensiva sul fronte bancario-assicurativo (con gli arresti per Carige e nuovi filoni d’indagine sulla fusione UnipolSai, con Mediobanca in regia) si intensifica dopo l’avviso di garanzia inviato al banchiere-decano Giovanni Bazoli e le ombre allungate sul leader della Fondazioni, Giuseppe Guzzetti. C’è la coincidenza fra l’evocazione di una “tangentopoli bancaria” e la narrazione strutturalmente anti-bancaria del populismo del Movimento 5 Stelle. E c’è, nondimeno, l’evidenza che le Procure non “discriminano” nel perseguire le diverse categorie di presunti “nemici dell’interesse pubblico”: siano essi pubblici amministratori o imprenditori privati; più vicini all’uno o all’altro schieramento politico.

(Certo, quando il sostituto procuratore milanese Luigi Orsi si rimette al lavoro sul caso Ligresti due anni dopo averlo aperto e nel giorno in cui il suo diretto superiore - l’aggiunto Francesco Greco - rimane in lizza per la guida dell’Agenzia delle Entrate, porsi qualche interrogativo non è illecito. Più dietrologico è invece accostare il blitz sui vertici di Carige in termini rafforzativi all’inchiesta Scajola, ras ligure; ma anche ai nuovi pressing in corso sull’ex segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone e sul presidente ormai uscente della Cei: entrambi arcivescovi di Genova tradizionalmente influentissimi alla Fondazione e alla Cassa di risparmio locali).

© Riproduzione Riservata.