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SPILLO/ Fra inchieste e conflitti interni: la settimana più lunga della magistratura

Pubblicazione:venerdì 23 maggio 2014

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Il nuovo procuratore capo di Firenze - Giuseppe Creazzo - è stato designato dal Csm con 14 voti favorevoli: la maggioranza minima possibile nell’organo di autogoverno della magistratura. Il plenum del Csm è di 27 membri, compresi i tre membri di diritto. Questi sono il presidente (il Capo dello Stato, che di norma non partecipa ai lavori e agli scrutini), il vicepresidente (un “non togato” di presidio parlamentare) e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Questi ultimi - in questi momento rispettivamente Luigi Vietti e Gianfranco Ciani - hanno votato a favore dell’attuale procuratore di Palmi, che ha ottenuto 12 voti a favore fra i 24 membri eletti del Csm (16 togati e 8 laici). Creazzo - una lunga carriera in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata in Calabria - approda quindi al vertice di una procura di prima fascia senza aver registrato una maggioranza numerica fra i membri del Csm che esprimono la democrazia parlamentare e l’autoselezione dei magistrati. Creazzo eserciterà l’azione penale nella città di cui è stato sindaco fino a tre mesi fa l’attuale premier Matteo Renzi, il quale - per ora - non dispone di immunità parlamentare.

Un consenso appena superiore hanno ottenuto i due altri neo-procuratori capi: Armando Spataro, a Torino, e Giuseppe Volpe, a Bari. Entrambi sono stati designati con 16 voti (14 da membri eletti). Come Creazzo, hanno ottenuto l’appoggio stretto di “togati” e “non togati” di centrosinistra (l’arcipelago di Magistratura democratica e Pd) . A Torino Spataro raccoglie l’eredità di Giancarlo Caselli e dovrà anzitutto affrontare la situazione Tav, resa estremamente complessa dai legami fra centri sociali cittadini e le forze antagoniste che operano attorno ai cantieri della Val di Susa. A Bari Volpe trova un ufficio non meno attraversato da tensioni interne ed esterne (fra queste quelle relative alle inchieste cosiddette “escort” sull’ex premier Silvio Berlusconi e quelle sull’amministrazione regionale di centrosinistra).

Perché un blitz sulla grande geografia giudiziaria a quattro giorni dalle elezioni e con questo esito tanto contrastato quanto annunciato? Gli osservatori sono abbastanza concordi: si è trattato di una risposta - in parte istituzionale, in parte “di parte” - alla forte e imprevista destabilizzazione accusata dall’ordine giudiziario per l’esplosione del “caso Milano”. E non per coincidenza, proprio ieri si è avuto notizia di una parziale ricomposizione formale dei conflitti scoppiati al vertice della procura meneghina: la lettera di solidarietà firmata da 62 pm su 75 a favore del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, “condanna” implicitamente l’aggiunto Alfredo Robledo che da due mesi duella clamorosamente con il suo capo sulla regolarità nell’assegnazione delle inchieste e nella gestione complessiva della più importante procura italiana.

Il passaggio - maturato esso pure in extremis prima delle elezioni europee - sembra preparare il terreno per un rapido rientro della querelle entro ambiti procedurali, con un esito formale prevedibile: il trasferimento “per incompatibilità ambientale” di Robledo (il cui riferimento è “Magistratura indipendente”, moderato rispetto a Unicost e Area). Potrebbe però trattarsi di una “vittoria simbolica” da parte di Md, finora maggioritaria a Milano come nel Csm. A palazzo dei Marescialli il rinnovo dei togati è infatti imminente e una conferma di Bruti Liberati - in proroga nel mandato - appare ogni giorno meno probabile. A Milano una sola cosa è certa: arriverà un nuovo capo e lo nominerà un nuovo Csm, in un contesto complessivo incertissimo come lo è, a 48 ore dal voto europeo, il futuro politico del Paese. E in questo quadro il blitz sulle nomine non appare affatto sorprendente.


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