BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIARIO PAPA/ Vera Baboun, la speranza che Francesco butti giù l'ultimo muro

Il muro separatore israeliano (Infophoto) Il muro separatore israeliano (Infophoto)

Per questo sarà importante che Francesco veda e oltrepassi quel muro. "È il solo che, con chiarezza di parole e gesti, sostiene gli emarginati, i deboli, i poveri, tutti coloro che sono oppressi e discriminati" − mi spiega − "e questo perché lui crede che siamo stati creati come umanità in equità, eguaglianza e giustizia". Valuto ogni sua emozione, cerco di scrutare i suoi occhi glaciali. E capisco che ci crede, non sta facendo tattica. Per lei, sindaco di Betlemme, cristiana e palestinese, è giunto l'istante della decisione, il momento di cogliere se non creare una possibilità. "È lui il leader?" incalza, "Sì, lui è il leader" si risponde. "Può lui raccogliere intorno a sé la buona volontà delle parti?" continua. E ancora quella certezza incrollabile, "sì, credo che possa e debba farlo. 63 anni di oppressione e discriminazione sono abbastanza". 

Vuole la pace Vera. La vuole per i suoi figli e per quelli dei musulmani e degli ebrei, per la Palestina e Israele, per le donne come lei stufe di piangere i morti. "Betlemme è la città che invia un messaggio di pace dappertutto, non è così?", e allora facciamola questa pace. Obietto timidamente che non è il momento migliore, che l'accordo tra al Fatah e Hamas siglato poche settimane fa non ha proprio posto le giuste condizioni e lei subito mi stoppa. "La riconciliazione è un dovere. Non possiamo creare una pace esterna se non siamo riconciliati interiormente. Se non abbiamo una visione unitaria. Questa riconciliazione tra i figli della stessa nazione era necessaria, ci mette insieme sullo stesso piano". 

E quando la porto all'evidenza che l'accordo interno è un alibi facile per il governo di Tel Aviv, lei ritrova l'orgoglio palestinese. "È un problema loro, non nostro. Per creare un cambio di passo e le condizioni per lo sviluppo dei negoziati devi decostruire la tua visione e sfortunatamente chi è al tavolo dei negoziati considera i fattori solo dal punto di vista israeliano, trascurando il punto di vista palestinese". La riporto su Francesco e le chiedo ancora perché insistono su quel maledetto muro. Lei non perde la pazienza e mi spiega che "fare 'googling' intorno al muro non è vivere il muro". Ritrova i toni da mamma e mi racconta come per lei e per i suoi figli, e gli amici dei suoi figli, il muro imprigiona, restringe, mortifica la loro esistenza. "Non siamo animali. Siamo esseri umani. I nostri bambini, i nostri ragazzi hanno diritto ad una visione oltre l'orizzonte, il muro la taglia in due".