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Cronaca

DIARIO PAPA/ Vera Baboun, la speranza che Francesco butti giù l'ultimo muro

Ieri CRISTIANA CARICATO ha incontrato Vera Baboun, politico palestinese. Vera è cattolica. Confida in Francesco e confida che egli possa oltrepassare, abbattenfdolo, il muro della vergogna

Il muro separatore israeliano (Infophoto)Il muro separatore israeliano (Infophoto)

Vera Baboun è una bella signora. Ha occhi magnetici di un verde brillante, che quando ti si piantano addosso ti fanno venire i brividi, e un piglio deciso. È una mamma. A 49 anni è vedova, e fino al 2012 era la preside della scuola cattolica di Beit Sahour e docente di letteratura americana nell'Università di Betlemme. Dal 2012 è anche il sindaco della cittadina in cui è nato Gesù. Si è buttata in politica perché vuole bene ai suoi cinque figli. Vuole per loro un destino diverso da quello che sembra riservare il Muro della vergogna. È una donna pratica, Vera, indaffaratissima nel suo ufficio affollato di bandiere, quadri di Yasser Arafat e Abu Mazen e poltrone di pelle sintetica. Sul tavolo mi fa trovare un vassoio di croissant al cioccolato e tazze per il tè. E già per questo la adoro. 

È elegantissima in un completo blu navy. Poi la sento parlare e capisco perché il 92% dei palestinesi che abitano a Betlemme l'ha voluta come amministratore e rappresentante politico. Per decisa volontà di Abu 'Ammar, il sindaco della città in cui in pochi metri si rincorrono il suono delle campane della Basilica della Natività e la voce del muezzin deve essere cristiano. Così come il vice sindaco. Cambiano solo le confessioni religiose. Con un cattolico sulla poltrona più alta il vice deve essere ortodosso, e viceversa. Lei risponde ai requisiti. È cattolica. La prima donna cattolica ad occupare un posto così alto nei ranghi governativi dell'autorità palestinese. 

Senza fronzoli entra subito nel merito: Betlemme aspetta il Papa. Arriva in un momento critico per il destino dello Stato Palestinese, è l'uomo della speranza e qui di speranza c'è bisogno come di aria per respirare. Come da copione per ogni palestinese che si rispetti parla subito del Muro. Ma lo fa in maniera inedita per me che ho già raccolto centinaia di storie laceranti. Non mi parla solo di quella barriera che chiude e divide la città dalle sue risorse e dalle sue interazioni, ma anche di quella frattura che lei avverte come pericolosissima. Scandisce le parole, fa una pausa ad effetto, da politica consumata e mi spiega che quel muro a Nord, il muro tra Betlemme e Gerusalemme, vuole dire un muro tra i due momenti più importanti della storia della Salvezza, la Natività e la Resurrezione. Interrompe la strada della fede, è qualcosa che ha a che fare con il cuore degli uomini.