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IL CASO/ L'addio di Maria Baratto e quel "muro" che ci isola dal mondo

Maria Baratto (Immagine d'archivio) Maria Baratto (Immagine d'archivio)

Perdere il lavoro o, peggio, essere per anni sul punto di perdere il lavoro, è non vedere più l'orizzonte della vita perché ti stanno costruendo un muro attorno. Colleghi che venivano licenziati e cominciavano a morire.

Maria denunciava quello che succedeva, e cioè che arrivavano i cartellini e la speranza scemava.

La speranza ha bisogno di un po' di certezza per esistere. Ma, soprattutto, la speranza non va d'accordo con la solitudine: per sperare bisogna essere almeno in due perché gli occhi per vedere devono essere almeno quattro quando ancora non si vede niente.

La speranza ha bisogno di due cuori per dirsi che ce la si fa.

La speranza ha bisogno di quattro mani per apparecchiare qualcosa a tavola nell'attesa che il futuro sia pronto.

Non voglio fare poesia davanti ad una donna che si è accoltellata la pancia fino a morire, ma voglio dire che il suicidio inizia quando ci chiudiamo dentro casa, dentro la cantina, dentro il garage, dentro l'auto. Finché sfianchiamo gli amici al telefono di notte, finché blocchiamo la fila al supermercato perché ci sfoghiamo con la cassiera, la speranza è lì con noi. Da vivere almeno in due.

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COMMENTI
27/05/2014 - fare guerra alla solitudine (Paola Baratta)

Fa male. Leggere dei suicidi che come ben si dice nell'articolo, vengono sempre in silenzio ed esplodono in una vita "normale". Solo che di normale le vite di molti hanno ben poco. "Normale" è diventato essere precari, domandarsi ogni giorno se il posto che hai lo potrai mantenere, "Normale" è diventato spedire decine di curricula anche per posti e lavori che non hanno niente a che fare con le tue qualifiche, "normale" che ti si richieda di lavorare in più e non pagato o in condizioni relazionali o ambientali sempre peggiori. "Normale" che il lavoro non sia più un diritto, ma un privilegio. "normale" andare sempre di corsa; normale essere angosciati dal conto corrente, dalla cassaintegrazione, dalle rate dei mutui. In più si è soli. E ci si vergogna anche di chiedere aiuto. E la solitudine è la piovra che con i suoi tentacoli stringe e ti schiaccia tra problemi che finiscono per stritolarti. Diceva Ungaretti, in tempo di guerra, che la parola "fratelli" è un'"involontaria rivolta dell'uomo presente alla propria fragilità": forse dovremmo ricordarcela questa cosa. perché non siamo in trincea, ma sembra comunque di essere in guerra e ci sono troppi caduti che se ne vanno in silenzio. Bellissimo articolo davvero.