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MERIAM IBRAHIM/ "Hai partorito in catene ma sei più libera di chi abortisce"

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Meriam Ibrahim con il marito (Immagine d'archivio)  Meriam Ibrahim con il marito (Immagine d'archivio)

Sono dunque di tanti tipi le catene che imbrigliano la donna: i condizionamenti socioculturali, i legami familiari, e la situazione di povertà a volte anche grave. In tanti ci siamo mobilitati a livello internazionale perché Meriam possa tornare libera, e forse qualche risultato è stato ottenuto.

Dobbiamo però considerare anche tutti gli altri tipi di catene, perché alla donna sia riconosciuta la libertà di far nascere. Per questo serve ugualmente una mobilitazione, quella della solidarietà; queste donne ci camminano accanto tristi, sole, abbandonate, e noi forse non ce ne accorgiamo neppure.

Al Centro di Aiuto alla Vita, però, proprio per l’accoglienza, la condivisione e l’accompagnamento, quasi diciassettemila bambini sono nati, liberando così la madre dalla pesante catena che l’aborto procurato lascia inesorabilmente.

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