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SANTO DEL GIORNO/ Il 31 maggio si celebra San Felice da Nicosia

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Il 31 maggio la Chiesa Cattolica, oltre a festeggiare la ricorrenza della Visitazione della Beata Vergine Maria, ricorda numerosi santi e beati. Tra questi vi è un cappuccino, San Felice da Nicosia, ricordato come esempio di umiltà, fede e carità. Felice nasce a Nicosia nel 1715, con il nome di Giacomo Amoroso, da Filippo, calzolaio, e Carmela Pirro, madre dedita alla famiglia al punto da dedicarvi la sua esistenza. Non appena raggiunge l'età adatta, suo padre si adopera per farlo lavorare presso la calzoleria più importante della città, così da approfondire al meglio il mestiere. È proprio in questo periodo che Giacomo entra in contatto con la congregazione dei Cappuccinelli del convento di Nicosia. Nel 1733 chiede di entrare a far parte, come laico, dell'ordine dei Cappuccini, ma riceve una risposta negativa. La sua famiglia, infatti, si trova in difficoltà economiche e il contributo del suo lavoro risulta fondamentale. Giacomo ritenta nel 1743 e viene accolto come novizio nel convento di Ristretta con il nuovo nome di frate Felice. L'anno successivo viene inviato a Nicosia, dove rimane per 43 anni svolgendo il ruolo di questuante, pur occupandosi di diversi compiti all'interno del convento: da portinaio ad ortolano, da calzolaio a infermiere. Non a caso egli stesso si definiva "u sciccareddu", parola proveniente dal dialetto siciliano, il cui significato è asinello. Si paragonava, infatti, a un asino che, dopo aver lavorato tutto il giorno, porta al convento il frutto della sua fatica.

La sua personalità è legata principalmente ai bambini, che San Felice aveva particolarmente a cuore. Aveva l'abitudine di portare nelle tasche noci, noccioline o altri cibi che possono essere divisi in piccole porzioni di distribuirli ai bambini. Approfittava delle quantità di questi alimenti per collegarli ai numeri delle piaghe d'Egitto, della Trinità, dei Comandamenti e ad altre cifre ricorrenti nelle Scritture. La sua intenzione era quella di avvicinare i ragazzi come amico, ma di parlare loro come predicatore, impartendo vere e proprie lezioni di catechismo. San Felice dimostra una profonda attenzione anche nei confronti dei meno fortunati. Se per strada incontrava un povero che, per guadagnare qualche soldo in più, si caricava di pesi ben superiori alla sua forza, lui si fermava ad aiutarlo. Cercava di aiutare con tutti i mezzi a propria disposizione i poveri di Nicosia e dintorni ed era solito, ogni domenica, far visita ai carcerati per portar loro conforto e consolazione. Nonostante le sue risapute doti, il superiore non nutre una particolare simpatia nei confronti di Felice, che spesso viene sottoposto a critiche e rimproveri. Viene addirittura umiliato, ricevendo nomignoli non meritati, quali poltrone, ipocrita, Santo della Mecca, gabbatore della gente. A questi insulti il frate risponde umilmente con la frase "sia per l'amor di Dio".


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