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CROCIFISSI IN SIRIA/ Sbai: è l'odio degli islamici "convertiti" in Occidente

Pubblicazione:domenica 4 maggio 2014

Uno degli uomini barbaramente uccisi a Raqqa, in siria (Immagine d'archivio) Uno degli uomini barbaramente uccisi a Raqqa, in siria (Immagine d'archivio)

Una scena troppo ben congegnata per essere casuale o risultato della volontà punitiva di un qualsiasi jihadista locale, per quanto sanguinario voglia o possa essere. È la riproposizione della scena con la quale la croce è divenuta simbolo dei cristiani, posta però in un ambiente scenicamente e visivamente opposto. E costruita da chi è partito dall'Europa, dopo essersi convertito ad un islam jihadista, per andare a combattere la guerra in Siria e morire ammazzato, come il rapper tedesco Deso Dogg la settimana scorsa, come tantissimi altri; e anche qui nessuno si è chiesto quante migliaia di "jihadisti occidentali" siano andati a combattere una guerra di odio e di vilipendio dei simboli ormai ritenuti nemici. E qualcuno è poi anche tornato in Italia e in Europa dopo essersi fatto fotografare intento ad uccidere. Nomi e cognomi non sta a me farli. 

La decontestualizzazione mirata e studiata dell'evento fondante la simbologia cristiana, per lanciare un messaggio. Appropriarsi di un simbolo così potente, dopo averlo rinnegato, è idea e concetto che appartiene non al mondo islamico originario bensì a chi vi si è avvicinato dopo, convertendosi e prendendone le orme più nefaste e nocive. Da quell'ambiente, che in Italia e in Europa gode di così buoni uffici con la politica e l'alta società, arriva un messaggio inquietante nella sua evidente volontà distruttiva. Al fine arriviamo a capire perché nessuno si fatto delle domande e tutti si sono limitati a riproporre supinamente quelle immagini: costa troppo a chi non ha coraggio, capire che altri si sono appropriati con la forza del simbolo più potente, per poi utilizzarlo come specchio di una civiltà al collasso, incapace di chiedersi il perché della propria debolezza e di intravedere le radici della propria decadenza. Per scampare alla quale resta, dopo le lacrime, solo la preghiera. 



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