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FECONDAZIONE ARTIFICIALE/ L'embrione scartato può "difendersi": ecco come

Pubblicazione:lunedì 5 maggio 2014

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Per quanto demolita a colpi di sentenze nel corso di numerosi giudizi civili nei quali nessun nascituro ha potuto rappresentare i suoi interessi e manifestare la sua opinione, tuttavia la legge 40/2004 che regola la PMA riafferma solennemente all’art. 1 “i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. È a partire da queste riflessioni che è maturata la proposta di estendere l’istituto del curatore speciale a tutti i giudizi che riguardano le pratiche di PMA.

Si potrebbe a questo scopo sopprimere la parola “patrimoniali” nel testo dell’articolo 320 del Codice Civile e prevedere all’articolo 78 del Codice di Procedura Civile che nei giudizi collegati con la PMA vi sia sempre la nomina di un curatore speciale, in rappresentanza degli interessi dei concepiti. Nel processo civile, infatti, sono solo le parti in giudizio che possono intervenire per difendere i propri diritti. Infine, e per gli stessi motivi, si potrebbe modificare l’articolo 105 del codice di procedura civile, per consentire che nei giudizi attinenti alla PMA possa esservi l’intervento delle associazioni di volontariato che hanno per scopo statutario quello di difendere gli interessi e i diritti dei concepiti. A ben guardare, si tratterebbe solo di riconoscere al volontariato pro-life un ruolo attivo nelle vicende giudiziarie che riguardano la PMA, in modo analogo a quanto hanno potuto fare in questi anni le associazioni che hanno promosso o stimolato i ricorsi con i quali è stata demolita la L. 40/2004.

Questa proposta non confligge con la 194 e, come ben evidenziato dagli articoli del codice che intende modificare, troverebbe il suo ambito di applicazione limitatamente al campo del diritto civile.

Essa, pertanto, non intende portare in prigione alcuna persona e non è in grado di farlo. Ci auguriamo per questo che l’idea di un curatore speciale per difendere i diritti del concepito nei giudizi che riguardano la PMA possa non fare paura a nessuno e che non susciti chiusure difensive, ma possa anzi costituire un’occasione di dialogo con quanti, pur avendo diversi orientamenti e visioni antropologiche, sono sufficientemente liberi e aperti da non farne una questione ideologica e un’occasione per sollevare steccati ideologici.



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COMMENTI
05/05/2014 - Sentiamo il parere dei giuristi del Parlamento. (Luigi PATRINI)

Non sono un esperto in materia, ma mi sembra un ragionamento che ha una sua logica ed una innegabile coerenza e validità. Non sono un esperto, come ho detto; ma certo tra i parlamentari cattolici presenti in Parlamento non mancano persone competenti in questioni giuridiche. Provate a sentire cosa ne pensano!