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FECONDAZIONE ARTIFICIALE/ L'embrione scartato può "difendersi": ecco come

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La cultura dello scarto, a cui di frequente fa di riferimento il Papa, prevede che un embrione possa essere scartato, se nel corso della diagnosi pre-impianto lo si scopre difettoso, o che di un embrione congelato si chieda la distruzione, se nessuno ha più interesse a impiantarlo. Anche per la recente sentenza della Consulta sulla fecondazione eterologa, l’interesse di una coppia ad avere un figlio a tutti i costi prevale sull’interesse del nascituro a conoscere le sue origini, sul suo diritto a un’identità personale certa nella quale genitori genetici, genitori legali e affetti possano coincidere.

Eppure quell’embrione è un essere umano, fin dal concepimento, come autorevolmente riconosciuto nel 2011 dalla Corte Europea di Giustizia nella controversia che ha opposto Greenpeace contro Brüstle. Se però è un essere umano, allora non può che essere “Uno di Noi” e dunque, come tutti i membri della comunità, dovrebbe aver diritto a difendersi in giudizio.

Ma chi potrebbe assumerne la difesa, se l’embrione non è in grado di dare voce ai suoi interessi? Certamente non potrebbero farlo i medici dei centri per la fecondazione artificiale, visto che il più delle volte la disputa giudiziaria tra essi e i genitori legali non è meno artificiale delle tecniche utilizzate.

Di certo, in caso di fecondazione eterologa, non potrebbe essere il padre biologico ad assumersi l’onere di difendere in giudizio l’embrione. È necessario dunque individuare una figura indipendente, in grado di rappresentare l’embrione e di curarne gli interessi e ciò sarebbe possibile se il giudice fosse autorizzato a individuare un curatore speciale. Non si tratta di inventare nulla di particolare, visto che il codice civile prevede già questa figura giuridica, seppure limitatamente agli aspetti patrimoniali.

L’articolo 320 del Codice Civile, infatti, permette di individuare un curatore speciale qualora sorgano conflitti di interessi “patrimoniali” tra genitori e figli per le questioni di tipo testamentario e prevede la figura del curatore non solo per il nascituro che è già stato concepito, ma anche per lasciti testamentari riguardanti gravidanze che ancora debbono verificarsi. Infatti l’art. 462 dello stesso Codice Civile si preoccupa di preservare i beni del figlio anche quando la sua esistenza si configura come un’aspettativa non ancora realizzata. Perché tuttavia limitare al nascituro il possesso di diritti al solo ambito patrimoniale?

La vita non val forse più del vestito? Soprattutto in questi tempi, nei quali le pratiche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) stanno trasformando il rapporto madre-figlio da fatto privatissimo, confinato nelle pareti uterine, a evento pubblico che si realizza in un laboratorio, coinvolge il personale e le strutture sanitarie ed è regolato da specifiche leggi.


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COMMENTI
05/05/2014 - Sentiamo il parere dei giuristi del Parlamento. (Luigi PATRINI)

Non sono un esperto in materia, ma mi sembra un ragionamento che ha una sua logica ed una innegabile coerenza e validità. Non sono un esperto, come ho detto; ma certo tra i parlamentari cattolici presenti in Parlamento non mancano persone competenti in questioni giuridiche. Provate a sentire cosa ne pensano!