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Cronaca

IL CASO/ Viaggiano seduti sul corpo di un eritreo morto: quante "Lampedusa" ancora?

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Da una parte possiamo immaginare i disperati, che per salire su un gommone che li porterà in acque forse non sicure (molti non sanno nuotare!) sono disposti a tutto, dopo che tutto hanno venduto per procurarsi il denaro per il viaggio. C'è l'incertezza, la fame e la sete, il dolore fisico, che male c'è a sedersi su un corpo? Tanto questo è ormai morto, bisogna adattarsi.

Dall'altra abbiamo gli scafisti, che fanno parte di una rete ben organizzata da chi lucra su questi scambi. Tutti sanno ma nessuno ferma. Fanno un lavoro per cui non è necessaria la coscienza, vengono pagati in dollari e considerano i "passeggeri" delle bestie. Non ci siamo ancora dimenticati della strage di clandestini (339 morti) dell'ottobre del 2013 a largo di Lampedusa, la più grande tragedia del mare.

Quante ancora ce ne saranno? Tante, come tante le madri che piangeranno i figli che non faranno più ritorno, ammazzati da chi invece doveva salvarli.

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