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IL FATTO/ Non basta un risotto gay-friendly a fare una famiglia

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Un fotogramma dello spot Findus (Immagine d'archivio)  Un fotogramma dello spot Findus (Immagine d'archivio)

La domanda è: la propaganda anticipa, orienta, massifica il pensiero comune o viceversa? Davvero siamo tutti convinti che avere un figlio che convive col compagno, o una figlia con la compagna siano la normalità, anzi la norma? Che la parola famiglia egualmente identifichi una comunità composta da padre, madre, figli, oppure due ragazzi/e che vivono insieme? Non è una questione di morale, ma di ragione, e ragione sociale. Ci sono i rapporti di amicizia, e ci sono le famiglie. Ci sono le tendenze sessuali, e ci sono i generi sessuali.

Al momento nonostante tutti i tentativi di manipolazione inventati faustianamente dalla cosiddetta scienza medica, i generi sessuali restano due, maschile e femminile, stando a quel che dice il dna. E si devono unire per generare, in qualunque modo, ma si devono unire. Due ragazzi che si fanno il risottino insieme saranno pure due amanti, ma non sono una famiglia. E sfido qualsiasi madre, sana di mente, a non rimanere almeno un attimo turbata davanti a un figlio che le presenta il proprio compagno.

Non perché ottusa o bigotta: si chiederà cos’è successo, dove ha sbagliato, almeno a non capire; si chiederà se suo figlio è felice davvero, e quanto ha sofferto o dovrà soffrire, anche solo per le incomprensioni, che non saranno minori, se lei si mette a fare la deficiente e a fingere che non sia nulla, parlando della ricetta dei tagliolini. Lo amerà eccome, è una madre, ma senza bamboleggiare: ricordate quelle brave donne di casa che parlavano di detersivi o dadi per brodo tutte acchittate, nelle quattro mura domestiche, e non c’era guerra fredda, crisi economica, tradimento coniugale che potesse scalfire quei quadretti fasulli di intimità familiare. Ecco, lo spot della Findus gay-friendly ha lo stesso spirito. Banalizza, sbandiera uno stereotipo, non fa pensare, anestetizza il pensiero. Bella fine, per chi crede che rivendicare il proprio orientamento sessuale sia una scelta di libertà.

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