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PAPA/ Che differenza c'è tra l'amore di Dio e quello di un padre?

Pubblicazione:giovedì 12 giugno 2014

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Lo vedo tutte le settimane prendere con le sue mani bambini spaventati e urlanti, accarezzare le loro teste, consolarli in quel buffo "argentiliano", stringendoli per un attimo dopo un bacio veloce per poi ripassarli indietro, di abbraccio in abbraccio fino ai legittimi genitori. E finisco per non commuovermi più. Ieri no. Quando Francesco ha afferrato l'ennesima bambina in lacrime per benedirla e cullarla, come farebbe un nonno, non ho potuto non pensare a quello che aveva appena detto: che avere timore di Dio significa sentirsi avvolti dall'amore e dalla protezione del Signore, proprio come un bambino tra le braccia del papà. 

Ho cercato di ricordare se io mi sia mai sentita così. E mi è venuta in mente una vecchia fotografia in bianco e nero. Siamo in campagna, suppongo quella pugliese, dell'infanzia, e ci siamo io e mia sorella con cappottini chiari, arrampicate o appoggiate sulle gambe infinite e muscolose di un bell'uomo con i capelli neri lucenti, gli occhi profondi e scuri, il naso dritto, l'aria calma e seriosa. Mio padre. Le sue mani ci accolgono, strapazzano i vestiti perfetti, cercano di dare equilibrio alla furia di due bambine più che vivaci, quasi gemelle. Il sorriso, sul volto, è appena accennato, ma l'impressione è di aver sorpreso due folletti mentre attaccano una roccia. Lo scatto è rivelatore. Io e mia sorella abbiamo lo sguardo spaurito di chi non ama le fotografie. Non so perché ma fino all'ingresso nella scuola elementare non abbiamo una sola immagine in cui non siamo prossime al pianto. Si spiega con un terrore folle e inspiegabile, di entrambe, per il fotografo e il suo flash. Centinaia di scatti, in cui io e mia sorella sembriamo vicine a morte certa o destinate a infinite torture, sono stati conservati in scatoloni polverosi perché impossibili da recapitare, con biglietto di auguri, alla nonna lontana (al nord, eravamo migranti al contrario). I miei genitori avrebbero rischiato una denuncia per violenza domestica a giudicare dalla implacabile apparenza. Ecco, in quella foto no. Sul volto di quelle due bambine rimane la traccia dell'abituale terrore, ma le mani e i corpi sono addossati al "babbo", ansiosi di trovare protezione e pace, consolazione e riparo. E mio padre è lì, bonario, disponibile a lasciarsi strapazzare, pronto a sorreggerci. 

Credo che quello sia il momento di assoluta felicità che  possa accostarsi a quanto detto dal Papa: timore di Dio, ovvero la consapevolezza della propria piccolezza, l'esperienza del limite, l'abbandono in braccia sicure e insieme la certezza di essere al riparo dal male. Accolte e amate. Io e mia sorella, con mio padre. Ognuno di noi, se ha avuto un buon padre, possiede un momento così. Prezioso e indimenticabile. 


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COMMENTI
12/06/2014 - L'amore del papà è quello del Padre (claudia mazzola)

Grazie Cristiana, con questo tuo articolo mi hai fatto venire alla mente una foto, dove il mio papà giovane e bellissimo tiene in un braccio me piccina e con l'altra mano accarezza la testa di mia sorella più grandina. Cosa che ora non fa più, adesso tocca a noi abbracciarlo ed accarezzarlo.