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Cronaca

CAMBIO DI SESSO/ I giudici "creano" il matrimonio gay alla faccia del Parlamento

Corte costituzionale (Infophoto)Corte costituzionale (Infophoto)

Tra l'altro, consentendo la permanenza nell'ordinamento di un "matrimonio" tra due persone che dichiarano di appartenere allo stesso sesso, di fatto e di diritto si introduce un'alterazione significativa negli elementi essenziali di quel matrimonio, che perde il carattere di istituto eterosessuale, che è invece una caratteristica essenziale del matrimonio nel nostro ordinamento giuridico. Sentenza inefficace, sì – come lamentano i ricorrenti – ma produttiva almeno di un effetto, quello di trasformare nel caso specifico,  e senza effetti generali (che invece sono tipici delle sentenze di incostituzionalità), un matrimonio eterosessuale in uno omosessuale. 

La seconda lezione, più radicale, riguarda la natura delle cose. Essa non è più normativa. Ciò che è normativo, almeno in certi settori, è la volontà libera dei soggetti coinvolti in relazioni, in vincoli, in istituzioni giuridiche. Quanto assoluta è questa volontà? Può essa estendersi all'infinito, senza che alcuno vi possa porre dei limiti? E, ancora, se limiti si possono apporre, quali? E in forza di quale razionalità?

Sono domande che, nell'attuale contesto culturale, è assai difficile porre; ancora più difficile è trovare risposte adeguate, che riconoscano la realtà sociale in trasformazione e nello stesso tempo possano aiutare ad identificare spazi di libertà non distruttivi. La legge, disancorata da esperienze concrete e socialmente condivise, almeno nel loro valore se non nella loro forma, non ha più la forza di essere un pedagogo, un indirizzo per la libertà del singolo. E, allora, è forse giunto il momento di cambiare pagina e di tornare ad interrogarsi se abbia senso costruire relazioni su mere basi giuridiche, senza che al di sotto vi sia il senso, condiviso, di una esperienza pienamente significativa per la coppia e per i frutti della stessa. 

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COMMENTI
13/06/2014 - Positivismo al potere (Paolo Gasparini)

La prima sentenza ufficiale di positivismo legale è stata forse quella del '73, della corte suprema americana. Affermava che ognuno è libero di dare il significato che vuole alla propria vita, legalizzando l'aborto. Siamo sempre lì: l'uomo misura di tutte le cose. D'ora in poi è finita la promessa dell'ateismo messianico marxista. Abbiamo a che fare con il libertinismo ateo eretto a ideale supremo dell'occidente, una bestia molto più feroce e seducente di quella totalitaria. Ma la sfida verrà vinta con la bellezza, la gioia della vita buona, dimostrata forse solo da comunità cristiane ridotte di numero, e insignificanti politicamente, nell'influenzare i legislatori a fare leggi giuste, ma affascinanti per la luce e il calore che potranno offrire a un mondo arido e sterile,che non ha più nulla da dare agli uomini, alleluia!

 
13/06/2014 - commento (francesco taddei)

se non è magistratura politicizzata questa.