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STRAGE MOTTA VISCONTI/ Quale "ragione" può far tacere il grido di quella donna?

Pubblicazione:martedì 17 giugno 2014

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L’uomo di Motta Visconti. L’orco di Motta Visconti. Come l’uomo di Brembate, di Garlasco… Siamo davvero così? Il brivido che corre nei commenti sgomenti, nell’ascolto attonito dell’immane tragedia. L’uomo è capace di tanto? Auschwitz ci conferma di sì. Eppure l’uomo solo sconcerta ancora di più, l’essere che non può neppure trincerarsi vergognosamente dietro agli “ordini da eseguire”.  

Un padre. I suoi bambini piccoli, che dormivano, come dormivano i fratelli di Pollicino, e le disgraziate figliolette dell’orco, sgozzate nel buio della notte. Sua moglie, con cui aveva appena fatto all’amore, sdraiata sul divano mollemente, sicura, appagata dal suo focolare di tenerezza. Troppo facile chiamare in causa la follia. 

Quell’uomo era lucidissimo, e la malattia mentale può essere improvvisa e cosciente, astuta. Ma quei gesti dopo i delitti, la doccia, la cassaforte aperta per simulare un furto, la partita a casa di amici, rivestito di tutto punto, come se niente fosse. Avrà avuto in testa un’altra donna. Avrà bruciato per il suo rifiuto. Devono spiegarcelo bene, gli psichiatri, cosa può scatenarsi nella mente umana, se davvero può disconnettersi qualcosa nel cervello, e lasciare che il dominio dei tuoi pensieri e gesti sia di una bestia, o se semplicemente attribuiamo alla pazzia quel che non sappiamo comprendere e definire e diagnosticare. 

Penso a tutti gli aggettivi che finora avrei voluto usare, e che metto tutti in fila adesso: luciferino, demoniaco, diabolico, satanico. Appunto. Dovremo avere il coraggio di dire che un gesto così, in quei modi, può solo essere opera del male assoluto, che sceglie le sue vittime, le custodisce, le alleva, e infine le usa per togliere ogni speranza, ogni certezza, ogni sorriso. Non è affatto una riposta semplicistica, perché il demonio non si sradica dal mondo, né si combatte con psicofarmaci o terapie psicanalitiche, né con il carcere a vita. Ci rendiamo conto però che non bastano le spiegazioni imbarazzate degli inquirenti più scaltri ed esperti, né le analisi dei sociologi di turno, che per giorni cercheranno di dare ragioni quando non c’è ragione. 

La famiglia, la si esalta tanto, però… Nasconde orrori e menzogne, e forse liberarsi da vincoli solo di tradizione non sarebbe poi male. Come se con l’amante la ferocia non si sarebbe prima o poi rivelata. La società, le sue crisi, che provano e sfiniscono il carattere: l’assassino aveva un buon lavoro, era benestante. Prove dure subite, un vissuto segreto, riemerso come da un gorgo per sfogarsi, imprevisto. E’ pieno il mondo di sofferenti giusti, di miserabili buoni, di sfruttati e di abbandonati che sanno amare, lottare, credere, sanno perfino essere generosi.


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COMMENTI
17/06/2014 - La tragedia di motta visconti (piero gagliardo)

Anch'io sono piuttosto scosso dalla tragedia efferata di Motta Visconti… non riesco a capire come possa essere sconvolta la mente di un uomo che compie lucidamente un atto criminale dopo aver fatto l'amore con la propria donna… mi domando se quell'uomo sia mai stato educato da qualcuno a credere in qualcosa… e i bimbi… perché? Che colpa hanno?

 
17/06/2014 - Il grido a Dio per la loro salvezza (claudia mazzola)

Ogni volta che succede un fatto così, credo ancora di più all'esistenza di Gesù Cristo, perchè se non ci fosse Lui, non saprei a chi aggrapparmi per superare il dolore.

 
17/06/2014 - Male (Pierluigi Assogna)

Ogni volta che succede un fatto del genere penso che arrivo a capire chi non crede all'esistenza di Dio, ma mi sembra assurdo non credere all'esistenza di Satana

 
17/06/2014 - "Carlo, perché mi fai questo?" (Francesco Giuseppe Pianori)

E' il grido che equivale a "Pietro, mi ami tu?" Perché di fronte ad un tradimento così inspiegabile, ad una promessa di amore e di onore per tutta la vita, c'è solo la possibilità della misericordia. dell'amore più grande che recupera e rigenera tutto.