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PAPA/ La carezza di Francesco che molti preti non sopportano

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

È una cosa meravigliosa ma, per esempio, pure Giovanni Paolo II è andato in carcere a trovare il suo assassino Ali Agca. Ma questa volta, ci scommetto, succederà che qualcuno della mia parrocchia mi chiederà come mai, dal momento che Papa Francesco è andato fino in Calabria, perché io neppure vado a trovare la signora Pina che abita nella casa popolare, e si è fatta tutto l'inverno senza riscaldamento grazie al comune che non ha riparato la caldaia. 

Sempre in Calabria, nella messa del pomeriggio di ieri ha detto che "la 'ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune", "i mafiosi, non sono in comunione con Dio, sono scomunicati" e la mia gente non farà il paragone con Giovanni Paolo II ad Agrigento, ma chiederà a me perché io nelle mie prediche sono così politically correct. Sempre ieri, la mattina, ai preti come me aveva detto che non dobbiamo mettere "al centro noi stessi, e così al posto di essere canali diventare schermi" e sono sicuro che appena mi siederò in confessionale e ascolterò con superficialità, qualcuno questa frase me la ripeterà di sicuro. 

Avete idea di quanti esempi potrei fare? "Il Papa ha detto che le chiese devono essere aperte, perché la nostra a quest'ora è chiusa"? "Il Papa ha detto − ancora ieri in Calabria − che voi preti dovete vivere una vera fraternità, perché lei e il viceparroco continuate a litigare?". Prima, a citare il Papa eravamo noi che leggiamo Avvenire e sentiamo Radio Maria, adesso lo cita, e correttamente, la gente che non legge il vangelo ma Repubblica. Un mio amico che fa delle prediche bellissime (vengono da tutta Roma a sentirlo) in una, quando stava passando i venti minuti ha detto: "lo so che il Papa dice che le prediche devono durare sette minuti, ma io lo prendo evengelicamente, e le faccio durare settanta volte sette": insomma, l'ha dovuta buttare sul ridere. Ma capite cosa significa? che arrivato al ventesimo minuto non vedeva i volti di quelli davanti ma il fumetto delle loro teste in cui magari il vangelo non c'era ma le omelie di Santa Marta, sì. 

Questo è il punto. E allora io devo fare pace col mio disagio e capire che ormai le chiese sono aperte e saranno aperte sempre. E non passerà. Le parrocchie si sono aperte e non si potrà rimettere il vecchio orario perché ora le persone hanno sentito la carezza del Papa. Quello che in ogni Papa hanno sempre amato adesso lo trovano in una carezza, in un pollice alzato. E lo vogliono anche da me. E non passerà.

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COMMENTI
23/06/2014 - semplicità (Laura Santini Santini)

Bravo padre, grazie di questa grande dimostrazione di umiltà e apertura mentale, che a mio avviso è l'unica forza che potrebbe cambiare il mondo, ecco perché il nostro Papa riesce ad aprire i nostri cuori, come Cristo che venne tra noi semplicemente, con umiltà. Purtroppo la nostra società è talmente complessa, vedi le risposte complicate ad un articolo semplice. Grazie padre, fosse dalle mie parti verrei volentieri in chiesa. Grazie

 
23/06/2014 - la carezza di Francesco (MARIA FIAMMENI)

E' poco cristiano da parte mia scriverlo, ma questo sacerdote mi suggerisce che sotto una tonaca ci si può trovare Il cardinale Borromeo dei Promessi Sposi o il cardinale Mazzarino. Esagero! nel paragone, che Dio mi perdoni! Per quanto mi riguarda, grazie a Dio, Dio c'è e il giudizio è solo suo! Prego per questo sacerdote e gli auguro la scintilla divina che ci fa ascoltare la parola di Dio, senza pregiudizio.

 
23/06/2014 - Cercherò di essere più comprensibile don Mauro (Carmela Chiacchiaretta)

Lei ha scritto il pezzo per esprimere un disagio nei confronti di Papa Bergoglio. Un disagio, a casa mia, origina una sofferenza e una viva irritazione nei confronti della fonte del disagio. Ora nel suo testo, quello che leggo sono delle leziosaggini intorno alla figura di Papa Bergoglio che poco si conciliano con quel disagio che afferma di provare. Il disagio invece, a mio avviso, appare tra le righe quando stabilisce uno spartiacque tra Bergoglio e i suoi predecessori (per intenderci lei sostiene che, prima di Bergoglio, era lei ad informare i fedeli di quanto detto dal Papa e oggi e' il contrario). Nel citare, infatti, Benedetto XVI: o non ne fa il nome evocandolo con l'aggettivo sostantivato "tedesco" o, quando lo cita, lo accoppia con Giovanni Paolo II, come una specie di appendice. Di per sé, in quelle espressioni lei sta semplicemente argomentando il suo punto di vista su Bergoglio. Ma tra il disagio dichiarato e decantato nei confronti di quest'ultimo e quello, a mio avviso, che emerge casualmente da queste sbrigative definizioni, il primo ha tanto l'aria di essere una finzione, una civetteria da predicatore, il secondo al contrario e' autentico e anche parecchio cocente. In poche parole, don Mauro, sarebbe cosa buona e giusta che un sacerdote riuscisse a dire e a esprimere un maggiore grado di auto coscienza per essere disposti a vedere nei luoghi più nascosti e bui dell'anima. L'unica chiesa a dover essere sempre aperta. Spero di essermi spiegata meglio.

 
22/06/2014 - Dimenticavo.... (Carmela Chiacchiaretta)

Quanto a Papa Bergoglio e alla universalità della chiesa cattolica messa in evidenza dalla sua capacità di abbattere frontiere tra centro e periferia, tra alto e basso, clero e fedeli laici, tra connazionale e straniero, ateo e credente ecc., vorrei ricordare che questo genere di frontiera e' ormai solo una vuota convenzione (in poche parole si sfonda una porta ormai aperta). Non esiste più' una società classista, nazionalizzata o comunque fidelizzata ad una appartenenza politica/economica/culturale: ci sono ancora partizioni ma non sono più' di questo tipo. La frontiera/partizione che oggi affligge tutti e' quella che c'è' in ogni persona tra vivere senza Dio e vivere con e in Dio. Tra essere massa/gente e popolo. In quest'ottica non e' tempo dunque di abbracci ma di confronti, di battaglie e di decisioni. Praticamente quello per cui Benedetto si è' giocato la salute e si e' visto chiudere in faccia la porta di tutti i "noi" di questo mondo. Il resto e' solo, seppur santa, fuffa.

 
22/06/2014 - Gentile don Mauro Leonardi (Carmela Chiacchiaretta)

mi perdoni ma solitamente il "disagio" Non e' sentimento che offre ispirazione alla retorica. E nel suo testo di retorica ce n'è', ahimè, a bizzeffe: una retorica a trama non apologetica certamente. Ma l'impertinenza nel suo scritto ha tanto l'aria di un semplice escamotage letterario funzionale ad un effetto finale a dir poco esaltatorio. Il disagio (quello vero, quello da bruxismo compulsivo) solitamente e' quella cosa che fuoriesce ad insaputa del suo portatore passivo. Le faccio un esempio. Nella sua lista di "predecessori" di Papa Bergoglio ad un certo punto lei scrive "Ogni Papa ha il proprio modo di essere e in fin dei conti le persone cercano l'identità, e quando uno è sé stesso va bene anche se è tedesco, non solo se è argentino" e anche "è che fino a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (e figuratevi prima) ero io, prete, a dire alla gente cos'aveva detto il Papa". Vede, evocare un papa liquidandolo con un aggettivo di localizzazione geografica o appaiarlo ad un altro come una sorta di succursale secondaria del primo e' quello che io chiamo "disagio di primo grado da bruxismo tendente alla piorrea". E' quel disagio (vero non di facciata) che non si confessa a se stessi, che si vive a livello inconscio e che a livello conscio origina dei misteriosi vuoti di memoria. Cordiali saluti

 
22/06/2014 - niente frontiere (Paola Baratta)

Giovanni Paolo II aveva contribuito a far cadere un muro materiale, spirituale e politico: quello di Berlino. E sicuramente con i suoi moltissimi viaggi, con il suo amore per i giovani, era riuscito ad essere davvero il papa di tutti. Benedetto XVI ha conquistato la gente con la sua dolcezza, con la sua discrezione, con la sua umiltà e molti forse lo stanno capendo e apprezzando molto di più da quando hadato le dimissioni. Nonostante tutte queste apertur, c'era sempre una frontiera , un "noi" (la gente) e un "loro" (la Chiesa, i preti, il papa, il Vaticano). A volte questo "loro" veniva detto anche con ammirazione, amore, rispetto, ma amore e rispetto, "lontani", quasi astratti, irraggiungibili. Altre volte quel "loro" segnava una distanza, un'incomprensione profonda rispetto ai problemi, ai drammi della vita normale. Con Francesco anche questa frontiera è stata sbriciolata. Non esiste più un "noi" e un "loro". Ma un "noi" e basta. perciò, appunto chi legge Repubblica, dice "il nostro Papa" e fa bene. e il papa dice a una ragazza madre. "se non trovi nessuno che ti battezzi tuo figlio, lo faccio io". Perciò "vengono chiamati dentro" Dario Fo, Scalfari e quanto altro e questo senza cambiare uno iota della verità, del dogma che su matrimonio, sacerdozio e "valori non negoziabili", Francesco non ha mai negoziato. Sta solo facendo sì che la chiesa cattolica, siua veramente quello che dice. universale. niente noi e loro. SOLO NOI. Bellissimo questo articolo.

RISPOSTA:

Grazie signora Paola. Purtroppo, signora Carmela, non ho capito quasi nulla di quello che ha detto. Se riuscisse ad essere più semplice (lo dico con riferimento alla mia intelligenza) gliene sarei grato. ML