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PAPA/ La carezza di Francesco che molti preti non sopportano

Pubblicazione:domenica 22 giugno 2014

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Io e i miei amici preti cerchiamo di non dirlo troppo, ma questo Papa ci mette a disagio. Non accade a tutti, ovviamente: i preti felici per questo Papa ci sono e sono molti. Ma non pochi hanno dentro un certo fastidio. Giovedì scorso alla processione del Corpus Domini di Roma, Francesco è apparso affannato e alcuni preti respiravano meglio. Mi fa male vederlo, mi fa male dirlo, mi fa male scriverlo, ma gli occhi di alcuni dicevano: anche questo Papa passerà e tutto tornerà come prima. Meno male. Sospiro di sollievo. 

Se il Papa è stanco e affaticato, invece di porgergli una sedia nel mio cuore, perché gli indico l'uscita e aspetto che l’imbocchi? Perché io che dovrei essere pastore come lui sono a disagio e invece la gente, quella sudata, quella in fila, quella stanca, quella normale, quella dei rosari ma anche no, quella sposata in chiesa ma anche no, quella con i sacramenti a posto ma anche no, quella gente lì, la sedia per il Papa, nel proprio cuore ce l'ha già bella e pronta? Cos'ha il Papa che fa dire alla gente questo Papa? 

Se guardo bene negli occhi il fastidio che il Papa genera in me prete vedo che ci vuole un po' di coraggio per trovare il motivo. Perché non è nelle cose che dice. Spettacolari, per carità, ma, suvvia, il vangelo più o meno è sempre quello: pure gli altri papi lo raccontavano per benino. Neanche è solo per quello che fa: Giovanni Paolo II di cose di impatto ne ha fatte una montagna, Paolo VI è stato il primo ad andare a Calcutta. Allora, direte, se non è per i contenuti, sarà per il modo: ma io direi "sì e no", in realtà "più no che sì". Ogni Papa ha il proprio modo di essere e in fin dei conti le persone cercano l'identità, e quando uno è sé stesso va bene anche se è tedesco, non solo se è argentino. 

Il punto è un altro, ed è che fino a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (e figuratevi prima) ero io, prete, a dire alla gente cos'aveva detto il Papa: adesso è la gente che dice a me: "il Papa ha detto". Io sono parroco e scopro che i miei parrocchiani lo sentono più parroco di me. Quando dicono "il mio parroco" ho paura che pensino a Papa Francesco invece che a don Mauro: questo è il problema. Al massimo, ben che vada, siamo stati tutti "promossi" viceparroci. Non so come ci riesca, ma Papa Francesco è più vicino alla mia gente di quanto lo sia io. Ieri è andato a Cassano all'Ionio a trovare gli assassini e i parenti di Cocò Campolongo, il bambino di tre anni bruciato vivo in macchina dalla 'ndrangheta e per il quale fece pregare il mondo intero il 26 gennaio scorso. 


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COMMENTI
23/06/2014 - semplicità (Laura Santini Santini)

Bravo padre, grazie di questa grande dimostrazione di umiltà e apertura mentale, che a mio avviso è l'unica forza che potrebbe cambiare il mondo, ecco perché il nostro Papa riesce ad aprire i nostri cuori, come Cristo che venne tra noi semplicemente, con umiltà. Purtroppo la nostra società è talmente complessa, vedi le risposte complicate ad un articolo semplice. Grazie padre, fosse dalle mie parti verrei volentieri in chiesa. Grazie

 
23/06/2014 - la carezza di Francesco (MARIA FIAMMENI)

E' poco cristiano da parte mia scriverlo, ma questo sacerdote mi suggerisce che sotto una tonaca ci si può trovare Il cardinale Borromeo dei Promessi Sposi o il cardinale Mazzarino. Esagero! nel paragone, che Dio mi perdoni! Per quanto mi riguarda, grazie a Dio, Dio c'è e il giudizio è solo suo! Prego per questo sacerdote e gli auguro la scintilla divina che ci fa ascoltare la parola di Dio, senza pregiudizio.

 
23/06/2014 - Cercherò di essere più comprensibile don Mauro (Carmela Chiacchiaretta)

Lei ha scritto il pezzo per esprimere un disagio nei confronti di Papa Bergoglio. Un disagio, a casa mia, origina una sofferenza e una viva irritazione nei confronti della fonte del disagio. Ora nel suo testo, quello che leggo sono delle leziosaggini intorno alla figura di Papa Bergoglio che poco si conciliano con quel disagio che afferma di provare. Il disagio invece, a mio avviso, appare tra le righe quando stabilisce uno spartiacque tra Bergoglio e i suoi predecessori (per intenderci lei sostiene che, prima di Bergoglio, era lei ad informare i fedeli di quanto detto dal Papa e oggi e' il contrario). Nel citare, infatti, Benedetto XVI: o non ne fa il nome evocandolo con l'aggettivo sostantivato "tedesco" o, quando lo cita, lo accoppia con Giovanni Paolo II, come una specie di appendice. Di per sé, in quelle espressioni lei sta semplicemente argomentando il suo punto di vista su Bergoglio. Ma tra il disagio dichiarato e decantato nei confronti di quest'ultimo e quello, a mio avviso, che emerge casualmente da queste sbrigative definizioni, il primo ha tanto l'aria di essere una finzione, una civetteria da predicatore, il secondo al contrario e' autentico e anche parecchio cocente. In poche parole, don Mauro, sarebbe cosa buona e giusta che un sacerdote riuscisse a dire e a esprimere un maggiore grado di auto coscienza per essere disposti a vedere nei luoghi più nascosti e bui dell'anima. L'unica chiesa a dover essere sempre aperta. Spero di essermi spiegata meglio.

 
22/06/2014 - Dimenticavo.... (Carmela Chiacchiaretta)

Quanto a Papa Bergoglio e alla universalità della chiesa cattolica messa in evidenza dalla sua capacità di abbattere frontiere tra centro e periferia, tra alto e basso, clero e fedeli laici, tra connazionale e straniero, ateo e credente ecc., vorrei ricordare che questo genere di frontiera e' ormai solo una vuota convenzione (in poche parole si sfonda una porta ormai aperta). Non esiste più' una società classista, nazionalizzata o comunque fidelizzata ad una appartenenza politica/economica/culturale: ci sono ancora partizioni ma non sono più' di questo tipo. La frontiera/partizione che oggi affligge tutti e' quella che c'è' in ogni persona tra vivere senza Dio e vivere con e in Dio. Tra essere massa/gente e popolo. In quest'ottica non e' tempo dunque di abbracci ma di confronti, di battaglie e di decisioni. Praticamente quello per cui Benedetto si è' giocato la salute e si e' visto chiudere in faccia la porta di tutti i "noi" di questo mondo. Il resto e' solo, seppur santa, fuffa.

 
22/06/2014 - Gentile don Mauro Leonardi (Carmela Chiacchiaretta)

mi perdoni ma solitamente il "disagio" Non e' sentimento che offre ispirazione alla retorica. E nel suo testo di retorica ce n'è', ahimè, a bizzeffe: una retorica a trama non apologetica certamente. Ma l'impertinenza nel suo scritto ha tanto l'aria di un semplice escamotage letterario funzionale ad un effetto finale a dir poco esaltatorio. Il disagio (quello vero, quello da bruxismo compulsivo) solitamente e' quella cosa che fuoriesce ad insaputa del suo portatore passivo. Le faccio un esempio. Nella sua lista di "predecessori" di Papa Bergoglio ad un certo punto lei scrive "Ogni Papa ha il proprio modo di essere e in fin dei conti le persone cercano l'identità, e quando uno è sé stesso va bene anche se è tedesco, non solo se è argentino" e anche "è che fino a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (e figuratevi prima) ero io, prete, a dire alla gente cos'aveva detto il Papa". Vede, evocare un papa liquidandolo con un aggettivo di localizzazione geografica o appaiarlo ad un altro come una sorta di succursale secondaria del primo e' quello che io chiamo "disagio di primo grado da bruxismo tendente alla piorrea". E' quel disagio (vero non di facciata) che non si confessa a se stessi, che si vive a livello inconscio e che a livello conscio origina dei misteriosi vuoti di memoria. Cordiali saluti

 
22/06/2014 - niente frontiere (Paola Baratta)

Giovanni Paolo II aveva contribuito a far cadere un muro materiale, spirituale e politico: quello di Berlino. E sicuramente con i suoi moltissimi viaggi, con il suo amore per i giovani, era riuscito ad essere davvero il papa di tutti. Benedetto XVI ha conquistato la gente con la sua dolcezza, con la sua discrezione, con la sua umiltà e molti forse lo stanno capendo e apprezzando molto di più da quando hadato le dimissioni. Nonostante tutte queste apertur, c'era sempre una frontiera , un "noi" (la gente) e un "loro" (la Chiesa, i preti, il papa, il Vaticano). A volte questo "loro" veniva detto anche con ammirazione, amore, rispetto, ma amore e rispetto, "lontani", quasi astratti, irraggiungibili. Altre volte quel "loro" segnava una distanza, un'incomprensione profonda rispetto ai problemi, ai drammi della vita normale. Con Francesco anche questa frontiera è stata sbriciolata. Non esiste più un "noi" e un "loro". Ma un "noi" e basta. perciò, appunto chi legge Repubblica, dice "il nostro Papa" e fa bene. e il papa dice a una ragazza madre. "se non trovi nessuno che ti battezzi tuo figlio, lo faccio io". Perciò "vengono chiamati dentro" Dario Fo, Scalfari e quanto altro e questo senza cambiare uno iota della verità, del dogma che su matrimonio, sacerdozio e "valori non negoziabili", Francesco non ha mai negoziato. Sta solo facendo sì che la chiesa cattolica, siua veramente quello che dice. universale. niente noi e loro. SOLO NOI. Bellissimo questo articolo.

RISPOSTA:

Grazie signora Paola. Purtroppo, signora Carmela, non ho capito quasi nulla di quello che ha detto. Se riuscisse ad essere più semplice (lo dico con riferimento alla mia intelligenza) gliene sarei grato. ML