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ANTONIO REPPUCCI/ Il prefetto-Pilato che sputa sulla fatica di vivere

Pubblicazione:lunedì 23 giugno 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 23 giugno 2014, 8.34

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Il prefetto è rammaricato, rimpiange i tempi della potestà genitoriale; ma non sono stati solo i genitori a abdicare, bensì tutto il sistema educativo. I nostri ragazzi, sono innanzi tutto ebbri di libertà, drogati di relativismo, sfasciati dal permissivismo. E spesso i genitori sono da soli, a cercare di recuperare un po' di autorevolezza, ogni giorno rapinata dal web, dalle mode, da quel sistema di non-valore per cui ciò che vale è solo quello che vuoi, e tu puoi volere tutto, hai diritto di essere tutto ciò che vuoi, i conti non li paghi che poi. La vita è gratis.

Banalità, falsità. I nodi vengono al pettine, le scelte che un uomo fa costano care. Il conto tutto intero è un salasso: ci sono sempre in giro gli orchi che mangiano le bimbe, i maghi che rendono ranocchi deformi i principi e sono solo i cartoni animati che escono sani e salvi dagli schianti. Noi, i media principalmente, ma non solo, raccontiamo un sacco di fandonie ai nostri figli: non è nascondendo loro il male, la fatica del vivere che li rendiamo immuni. Ci piacerebbe, ma non è così. Costringiamo i ragazzi a vivere nella menzogna, fasciamo loro gli occhi e con gli occhi fasciati vanno a sbattere, più duramente. Sono circondati da un vuoto pneumatico: se evitiamo loro il dolore, non possono capire quando essere felici. Perché essere felici.

I nostri figli sono soddisfatti e sani. Ma non felici. E allora il rischio è che si facciano male da soli. Tanto.

Ma la soluzione è forse farli soffrire? Magari con due ceffoni?

Spiacente, troppo tardi. Tempo scaduto.

Anche perché sappiamo benissimo che la sofferenza prima o poi ti becca nel profondo, quando meno te lo aspetti, e che gli schiaffi te li danno metaforicamente proprio i tempi che corrono, le circostanze: la mancanza di prospettive e la disoccupazione sono solo un paio delle sberle che i giovani si sentono appioppare; senza nessuna colpa del resto, questa la parte peggiore.

Recuperiamo allora la nostra felicità: sembra facile...

La speranza: la devono vedere in noi.

Facciamo loro vedere la verità: è più bello dare che ricevere? Quante volte ci siamo stupiti della generosità di cui sono capaci i nostri ragazzi; ricordiamo i volti infangati e con le vanghe in mano durante le alluvioni? I nostri ragazzi, che darebbero la vita per gli amici, e volte lo fanno, ma nel modo sbagliato.

Loro ci vedono fallire; è inevitabile. Tocca a noi risollevarci, magari chiedendo loro aiuto.

Il fallimento non è la fine, ma un'occasione di inizio.

I nostri ragazzi sono tutti occasioni, dal primo all'ultimo, dal drogato al giovane poliziotto. Ma soprattutto i nostri ragazzi non sono nostri. Sono loro. 



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
23/06/2014 - Note di commenti (giussani guido)

Vedendo il video incriminato, mi sembra che il prefetto abbia solo richiamato le famiglie, magari con un linguaggio un po' colorito, ad una maggiore responsabilità educativa. Ho una moglie insegnante che tutti i giorni vive sulla propria pelle questa assenza dei genitori dalla via dei propri figli ( e sto parlando della scuola elementare, quindi di bambini...) I politici, come al solito proni all'opinione pubblica imperante, hanno trovato il capro espiatorio da rimuovere !!!