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Cronaca

EUTANASIA/ Il Belgio che non attende più nulla è il "destino" dell'Europa?

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Le argomentazioni portate avanti da Monsignor Léonard erano vigorose! Come le iniziative che hanno portato alle leggi sull’aborto e sull’eutanasia, l’appello di cui abbiamo appena parlato è il prodotto della mentalità atea, imbevuta di franco-massoneria che, in Belgio, paese sempre meno credente, è sempre più presente e militante nella politica, in un buon numero di università, nel mondo della cultura, nei mass media. I suoi protagonisti si sentono forti, hanno il vento in poppa.

Come reagire? Con altre petizioni? Ce ne sono già tante. Con delle manifestazioni? Ce ne sono già parecchie; non mancano le marce per la vita a Bruxelles. Ma la cosa più importante e urgente, per tutti i credenti, così come per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, è arrivare a una ferma convinzione sul fondamento di qualsiasi azione a favore della vita umana, in qualsiasi circostanza. Perché la vita di un feto, di un handicappato, di un malato terminale è così preziosa? Perché difenderla a ogni costo? Senza un fondamento solido, i valori, anche quello sacrosanto della vita umana, alla lunga non tengono più. Se dopo la morte ci aspetta il nulla, l’unica cosa che conta è la salute, come scriveva già Nietzsche, con lo sguardo rivolto verso il suo Übermensch (Superuomo): «Si ha il proprio piacerino per il giorno e il proprio piacerino per la notte; ma si sta attenti alla salute» (Così parlò Zarathustra, prologo 5). E se la salute viene a mancare? Allora, non ci resta altro da fare che finire la vita in «dignità».

 

(Traduzione di Davide Polenghi)

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