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Cronaca

CIRO ESPOSITO/ "Cara mamma, perché anch'io, prete, non riesco a dire: perdono?"

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Non basta. Nel caso dell'amore e della bellezza si capisce perché non basta mai e uno non ne voglia mai fare a meno, ma dell'odio e della stupidità? Perché non riusciamo a dire basta? Perché l'odio non basta? Perché la morte di Ciro Esposito oggi, la morte di Gabriele Sandri nel 2007, e altri morti e feriti negli anni, non bastano? Che c'è? Che c'avete? Dove andate − dove andiamo − noi e le nostre vite?

Martedì non ho seguito la partita dell'Italia ma ho capito che non andava, ho capito i momenti del gol degli avversari e delle decisioni contrarie ai nostri, dalle bestemmie a Dio e alla Madonna che venivano dalle finestre aperte per il caldo.

Vogliamo iniziare dalle nostre camerette, dai nostri divani, dalle nostre bocche, dai nostri cuori? Ci vogliamo dare una ripulita dentro prima di ripulire gli stadi? Retorica? Sì, forse. Se volete gli esperti, ce ne sono tanti. Io, forse, ho solo la retorica. Penso che se comincio da casa mia, alla domenica allo stadio ridiventerà festa. È retorica? e allora che me ne frega di essere retorico. Allora scrivo e penso e prego e auspico. Voglio che le cose cambino. Come? Non lo so. Lo facciamo insieme?

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COMMENTI
26/06/2014 - Finalmente (elisabetta galli)

Finalmente un articolo che fa silenzio per riflettere e andare nella camera dei figli e non per fare domande ma per ascoltare. Grazie!

 
26/06/2014 - Il significato del perdono e della morte (Paola Baratta)

Perchè il perdono è un atto umano e divino insieme di estrema serietà e profondità. E questo articolo lo mostra bene condividendo il mistero del dolore di una madre che si vede strappar via la vita del figlio così, in modo inutile, banale, per un calcio ad un pallone. Tanta violenza gratuita che ferma il respiro e le parole e fa stringere i pugni...Lo vedi proprio che ci vuole Dio per dire perdono a chi ha privato della vita Ciro. Ci cuole Dio e ci vuole tempo e ci vuole anche di dire che non è giusto e che un perchè non si può trovare. E ci vuole di rendere di nuovo la morte di un uomo qualcosa di sacro e di importante. Non solo un momento di notorietà e sdegno televisivo ma il passaggio dall'ora all'eternità che rende più vera l'esistenza. E allora la morte intesa così (e dà luce e dignità profondissima alla vita) ti va veramente pensare prima di dire la parola perdono. Perdono. Per ora stiamo lì tutti in ginocchio con quella madre e teniamole la mano, in silenzio a porci le stesse domande sue e quelle che compaiono in quest'articolo. E poi iniziamo a cambiare il mondo da subito, cambiando linguaggio, cambiando modo di fare ai semafori e agli incroci e anche modo di tifare sia che si vinca sia che si perda affinchè veramente il calcio torni ad essere solo un gioco, solamente un gioco.