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RAGAZZA SUICIDA/ Che colpe hanno i genitori se l'adolescenza è una lotta con la morte?

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Non conosciamo Rosita e la sua famiglia. Ma oggi qualsiasi genitore vive l’esperienza che sto per dire. Sembra di abitare un mondo in cui tutto pare organizzato a rendere i nostri figli fragili, volubili, instabili, sul baratro di scelte tremende. Molti bevono e si drogano, e non sanno neanche il perché. Mai come oggi l’adolescenza è una lotta con la morte. I ragazzi sanno oscuramente di desiderare per sé cose grandi, e ricevono sciocchezze, senza ormai neppure avere le parole e le categorie per esprimere quel grande desiderio che hanno; scelgono come significato assoluto dell’esistenza un particolare, spesso somigliante a una fuga (studiare in Cina!), e paiono non vedere tutte le cose che ci affanniamo a dare loro, forse troppe e sconnesse. Non sanno avere speranza; sono affascinati dalla durezza e dal torbido, quando vorrebbero segretamente amore e limpida amicizia. Danno agli affetti e all’impegno, ad esempio nello studio, un senso che è senza orizzonte, limitato a traguardi assolutamente inadeguati all’oscura sete del loro cuore: il voto!

E tutto ciò che abbiamo preparato per loro, la cosiddetta società, li spinge proprio in quella direzione, togliendo loro persino le parole per esprimere la grandezza delle loro aspirazioni, attraverso strumenti apparentemente affascinanti e tecnologicamente modernissimi, creando così una sensazione di vuoto e impotenza anche in coloro che fanno il mestiere oggi più difficile del mondo e che, statistiche alla mano, sempre meno vogliamo fare: i genitori.

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