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Cronaca

LA STORIA/ Antonietta Colucci, lo chef con il cuore in mano

A Milano ci sono sempre sorprese anche nei ristoranti. MARCO GATTI ci racconta la bella storia di Antonietta Colucci, uno chef che ha girato Europa e Italia

Il ristorante di Antonietta ColucciIl ristorante di Antonietta Colucci

Si avvicina Expo 2015. E l’appuntamento accende i riflettori sulla Milano del gusto, da non confondersi con la Milano da bere di ben altri periodi. Andrea Berton, Carlo Cracco, Davide Oldani, i tre chef rappresentanti della Nuova Cucina Italiana, han firmato insieme “Risata colorata”, il piatto con cui il capoluogo lombardo ha voluto festeggiare i 365 giorni dal grande evento. Aimo e Nadia Moroni e i loro eredi Alessandro Negrini e Fabio Pisani, Pietro Leemann, Gualtiero Marchesi, Claudio Sadler, Gaetano Simionato, Luigi Taglienti, Sandra Ciciriello e Viviana Varese, sono le bandiere della ristorazione d’autore della città: sono intervistati, fotografati, raccontati da tv, radio, giornali di tutto il mondo. 

Ma la forza mediatica di questi chef “famosi”, non deve oscurare la presenza di un gran numero di emergenti – è il caso di Antonio Facciolo della Brisa, di Andrea Provenzani del Liberty, di Cristian e Manuela Magri del Magri, di Sardella e Viviani di Mamai, di Matteo Fronduti del Manna, di Juan e Cristina Lema del Mirta, di Giberti, Bamberghi e Scanni del Pavè, di Fabio Paolini e GianMarco Senna del Bianca e della Pesa, di Delcourt e Ingannamorte, Fabi e Battisti, di Erba Brusca e Ratanà, di Massimo Motola del Testina – che han portato ai piedi della Madonnina il gusto, a prezzi per tutte le tasche. 

Non deve far dimenticare tavole dall’identità forte come l’Altra Isola, Da Giulia, Masuelli, Le Rosse, Da Salvatore. Soprattutto non deve togliere la voglia di scoprire le tante persone fantastiche, che, lontane dai riflettori, fanno ristorazione con l’anima! Un esempio? Antonietta Colucci. 

È donna eccezionale. È “angelo matto”, una di quelle persone carismatiche che vivono la vita con un cuore immenso. Ha sofferto tantissimo. Ma il suo sorriso, profondo, dice che le prove della vita non l’hanno resa cinica, bensì, misteriosamente, sono state il percorso che le ha fatto scoprire la gioia vera. Nata in Basilicata, ha conosciuto presto il dolore. È ancora bambina, quando il padre, emigrato in Germania, rimane invalido per un infortunio sul lavoro. Tocca alla mamma prendersi cura del marito e delle quattro figlie. I soldi son pochi, ma in famiglia c’è amore. Per fare la sua parte, Antonietta inizia presto a lavorare. Nei campi. Il sogno di un futuro migliore, che era stato già di suo padre, la porta a partire. Arriva a Milano, e si mette a sgobbare senza risparmiarsi. Fa la cameriera, in un bar tavola calda. La sua giornata va dalle 4.30 a notte fonda. La domenica? Niente divertimenti, dorme tutto il giorno, deve recuperare energie…