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PAPA & SCALFARI/ Qual è il vero sbaglio del vecchio Eugenio?

Pubblicazione:lunedì 14 luglio 2014

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Sorgono così strutture di corruzione capaci di elaborare mentalità e comportamenti criminosi che finiscono per diventare normali. La corruzione, quindi, prima di essere un problema sociale, è un problema di natura personale: l'uomo corrotto non si preoccupa di capire, bensì di non perdere potere e monopolio sugli altri. Questo lo rende chiuso, prigioniero delle proprie strategie e dei propri obiettivi, incapace di aprire la ragione alla realtà che ha davanti. Curare la corruzione dello spirito, quindi, significa prendersi cura della fragilità della ragione perché solo un cuore che non ha nulla da temere può essere libero e lieto davanti al Mistero. 

In forza di questa libertà il Papa non ha paura di sfidarci tutti ad abbandonare quegli atteggiamenti che alimentano la corruzione del cuore, ossia la mondanità, l'individualismo e la mancanza di una prospettiva grande e piena per la propria vita. Francesco, pertanto, non propone a Scalfari un sistema morale semplice da accettare per il laico non credente, ma pone in modo netto il punto fondamentale della questione: ma tu, come la metti col tuo cuore? Che cosa stai cercando? Fuori da queste due domande il giornalista Scalfari appare come un vecchio signore alla ricerca di scoop. 

Eppure, se fosse attento a ciò che egli stesso scrive, capirebbe subito come una posizione del genere non regga davanti alla vita. Infatti il buon fondatore di Repubblica chiude il proprio resoconto con l'emozione per la carezza del Papa. Quasi che anche lui volesse dire che di questo ha bisogno: non di avere un Papa come piace a lui, ma un uomo che lo sappia guardare. Esattamente come Cristo duemila anni fa guardava tutti, come Lui ogni giorno guarda me: con uno sguardo che è capace di liberarmi da tutte le mie trappole per restituirmi a me stesso. Dopo tutto, è questo l'augurio che il Papa fa anche ai pedofili e ai mafiosi: di scoprire tutto il male che ognuno di noi − con i propri gesti − è capace di fare. Questa consapevolezza è davvero il prodromo della responsabilità, il primo tornante nel grande viaggio della conversione. 

Francamente non so se questo il fondatore di Repubblica lo ha colto, so solo che − pur in una certo autocompiacimento − anche il grande Eugenio, quando ci scrive del Papa, sembra davvero un bambino. Un bambino che forse deve avere semplicemente il coraggio di guardare la realtà per quello che è. Senza la pretesa di capire, ma con l'umiltà di chi − ogni mattina − chiede a Dio di essere purificato. È di questo che mafiosi e pedofili hanno bisogno: Qualcuno che li liberi dalla corruzione del cuore. Quella stessa corruzione che minaccia anche me e che solo Cristo può davvero vincere.



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COMMENTI
16/07/2014 - La corruzione (luisella martin)

Specialmente quando ripenso le parole di condanna della Chiesa verso la criminalità organizzata o le deviazioni sessuali, sono portata a credere che esse non mi riguardino direttamente, ma siano rivolte ad altri. Questo articolo, al contrario, mi ha posto di fronte a me stessa ed alla mia tentazione antica di rendere "mondano" il mio piccolo cuore per non dover soffrire troppo. E'un bel pensiero quello che afferma che solo rivolgendoci alla misericordia di Gesù potremo salvarci da questo pericolo; bello perché é un pensiero pieno di speranza per me e per l'umanità. Grazie!

 
14/07/2014 - Sono contento (pino mulone)

Si può semplicemente dire che questo articolo esprime la grande umanità di chi lo ha scritto e che mi ha commosso?