BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Simone Scuffet, perché dire no all'Atletico Madrid rende così felici?

Simone Scuffet (Infophoto) Simone Scuffet (Infophoto)

D'altro canto invece si potrebbe muovere la grande obiezione: quei genitori troppo conservatori, hanno fatto perdere al figlio la più grande occasione della vita; siamo sinceri, tutti lo pensano. È un treno in corsa, salta su, con quella cifra in banca puoi fare quello che vuoi. Il fatto è che forse lui non sa ancora quello che vuole. O, magari, vista la rivelazione del talento, lo intuisce, la sua vita glielo ha rivelato, ma ne vuole essere il padrone, non subirlo, deciderlo e trattenerlo per le briglie, il suo sogno, che non sfumi ma che diventi un cavallo vincente. Magari restando in volo radente, ché se si invola non si cade da troppo in alto. Questa è forse pusillanimità? Chi non risica non rosica.

Devo dire che ammiro questi genitori e li considero coraggiosissimi: so bene quanta fermezza costi un "no", quanto può essere liberatorio un "sì".

Credo soprattutto però che il merito vada a Simone, abbastanza intelligente da non farsi plagiare, ma non dalle ragioni dei genitori, bensì dalle lusinghe dei due suddetti mostri sacri, che di sacro non hanno proprio niente, anzi. Il ragazzo è stato ben educato, soprattutto a usare la testa e quindi la misura del suo bene. Il bene più prezioso, la sua vita, oserei dire il suo cuore.

La passione, anche quella migliore, sana, creativa, talentuosa, non potrà mai essere sinonimo del cuore. Si deve distinguere, ciò che fai e il motivo per cui lo fai, quello che ti viene bene e che ti piace, dal tuo bene, dalla tua vera compiutezza. Bellissimo quando le due cose si avvicinano fino a coincidere, ma è pericolosissimo confonderle, scambiarle di posto. Non sei felice perché sei bravo, non sei migliore perché il migliore.

Sono concetti difficili da spiegare, in effetti non lo si può fare, soprattutto a un bambino; ma ai genitori spetta la dimostrazione di questo in ogni giorno che Dio mette nel mondo. Non ami tuo figlio di più quando è più bravo, sei contento se prende un bel voto a scuola, ma non per questo lo ami diversamente; non sei contento se fa quello che vuoi tu ma quando vedi che lui scopre il lato migliore di sé, cioè il suo talento, la sua bravura, anche se magari non lo avresti mai detto: è sempre così, siamo sinceri. La prova è quando si ammalano: allora, nella loro fragilità e nel pericolo di perderli, scopriamo quanto di loro è davvero importante per noi: tutto, difetti compresi. 

L'importante è che vivano e siano consapevoli di essere amati. E che l'amore, con le sue ragioni, è il motore che muove tutto il resto. Tutto il resto è dato in più.

© Riproduzione Riservata.