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IL CASO/ Bravo Morosini, la Grazia non ha bisogno del Padrino

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Monsignor G. Fiorini Morosini, vescovo di R. Calabria (Immagine d'archivio)  Monsignor G. Fiorini Morosini, vescovo di R. Calabria (Immagine d'archivio)

Fiero di questo vescovo. Visto che non riesce ad ostacolare l'uso strumentale che la 'ndrangheta fa dei sacramenti, il supremo pastore di Reggio Calabria - Giuseppe Fiorini Morosini - propone di abolire per dieci anni i padrini dei sacramenti del Battesimo e della Cresima. È un esperimento allo studio, Francesco lo conosce, lo incoraggia e io (nel mio piccolo) applaudo. Non "plaudo": batto proprio le mani perché è una cosa da standing ovation. Non si erano ancora freddati i computer che avevano digitato la notizia della scomunica ai mafiosi pronunciata dal Papa alla piana di Sibari lo scorso 21 giugno, che molti spiegavano che in realtà stava parlando solo dello stato di grazia persa da chi è nel peccato. Perché, proseguivano, la lotta ai mafiosi è una questione non da chiesa, non da anime, ma da società civile e da struttura giudiziaria. Perché è difficile dire chi è mafioso e chi non lo è e magari è solo colluso o simpatizzante. Perché i cuori dell'uomo li conosce solo Dio. Perché per mafia e n'drangheta non c'è bisogno delle scomuniche delle gerarchie ecclesiastiche ma delle sentenze dei giudici. 

Invece io applaudo perché l'arcivescovo Morosini ci fa riaprire i computer e ci fa capire che il gesto emblematico della sospensione dei padrini che lui propone, va a colpire - come la scomunica - non il peccato, ma la struttura sociale del peccato. Perché un peccato "con scomunica" non è in sé stesso un peccato più grave di altri ma è un peccato per il quale, secondo l'autorità ecclesiastica, c'è bisogno di un particolare segno sociale - la scomunica o qualcosa ad hoc come proposto da Morosini - per dire che quella cosa è un delitto. 

Ci sono abomini che sono già tali nella sensibilità comune e quindi per essi non c'è bisogno della sanzione pubblica, della scomunica. Per esempio mai si parla di scomunicare l'assassino di Yara Gambirasio, perché non c'è angolo di società che non veda con ribrezzo quanto è avvenuto. Invece quando il peccato è sociale, quando c'è la struttura di peccato (e di questo si parla quando si parla di 'ndrangheta) significa che si è persa la sensibilità rispetto al vizio. E allora c'è bisogno che la chiesa alzi la voce. E quando diciamo "struttura di peccato" il nostro pensiero non deve andare per forza ai narcotrafficanti colombiani ma anche - sebbene su un piano diverso - alla microeconomia di una cittadina in cui è ovvio che l'idraulico e l'elettricista lavorano in nero, oppure che per ottenere dall'amministrazione pubblica ciò che è di diritto bisogna ricorrere alla raccomandazione o anche, semplicemente, che non c'è problema ad usare a casa propria mezzi e strumenti che sono dell'ufficio. 



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COMMENTI
02/07/2014 - la struttura del peccato (Paola Baratta)

ogni peccato ha conseguenze nell'anima della persona che lo commette e nella società. ma ci sono peccati che, come ben si dice nell'articolo, assumono una struttura: non solo vengono accettati, giustificati, trattati come se fossero "normalità", ma anche addirittura verenati, trasformando errore e violenza in "onore". L'atto del vescovo e le parole del papa denudano il re della violenza e della perversione che è dentro il "codice" mafioso: chiamare famiglia ciò che è solo una associazione di sangue, violenza e perversi interessi; chiamare onore ciò che opera con viltà infiltrandosi nella vita quotidiana e soffocando spesso iniziative lodevoli e buone e colpendo gli onesti veri alle spalle. Con questo gesto il vescovo impedisce tra l'altro che la mafia o qualunque altra persona possa usare per interessi personali o di dubbia moralità un sacramento, compiendo sacrilegio. Nulla toglie al Sacramento del Battesimo che non perde nulla della sua efficacia con la sospensione dei padrini. Atto coraggioso, atto nobile, atto che fa rifulgere la natura soprannaturale del sacramento e al tempo stesso conferisce nuova dignità agli uomini aiutando gli onesti e i buoni a intaccare quelle strutture di peccato che riducono al silenzio e all'impotenza tanti innocenti e che tolgono a tanta e bella parte del nostro paese e del mondo un bene fondamentale. la speranza.

 
02/07/2014 - basta non generalizzare (paolo canti)

concordo con don Leonardi, basta evitare di trasportare una idea nata in un certo contesto sicuramente complicato a tutto il mondo. Senza nessun intento polemico il sud ha consuetudini piuttosto diverse dal nord in fatto di padrini. al nord occorre forse recuperarla. Resta comunque il fatto che al sud c'è anche chi il padrino lo fa con coscienza e io sono un po' stufo di dover subire provvedimenti (di ogni tipo, non solo religioso) perché non si è più in grado di discernere niente.

RISPOSTA:

Paolo io concordo con te. So che Morosini incontrerà i vescovi della sua Conferenza Episcopale e decideranno assieme cosa fare. Il problema che lui vuole segnalare con questo provvedimento certamente clamoroso è proprio quello che tu dici: non riuscire a discernere. Se io in un canestro pieno di funghi non so distinguere tra commestibili e no, decido di non mangiare nulla: credo non ci sia altra alternativa. Tieni presente che sul mio blog Come Gesù interverrà in giornata una signora di un paesino dell'interno della calabria che vuole spiegare come diversi sacerdoti calabresi (anche di un certo calibro) e molti fedeli vedano con fastidio quanto ha detto il Papa e poi Morosini. Dicono che si sta esagerando e bla bla bla. Insomma, il problema c'è. Tanto è vero che lei ha paura a scrivere. Paura, capito? ML