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IL CASO/ Se la Cassazione ci fa capire meglio il matrimonio cristiano

Pubblicazione:domenica 20 luglio 2014

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Ci sono notizie che hanno il pregio di restituirci il senso della realtà. Le sezioni civili unite della Corte di Cassazione hanno definito che la nullità matrimoniale deliberata da un Tribunale ecclesiastico non possa ottenere la delibazione, ossia l'annullamento civile del vincolo, se la coppia richiedente è sposata da più di tre anni. 

Da un lato i promotori di questa sentenza vogliono evitare che con l'annullamento del matrimonio la parte più debole della coppia perda ogni diritto a ricevere un adeguato sostegno economico, dall'altro gli ambienti dei tribunali ecclesiastici fanno notare come in parlamento giacciano numerose proposte di legge che mirano ad estendere le guarentigie della normativa sul divorzio anche ai casi di delibazione e che, quindi, tale sentenza non sarebbe altro che un'invasione della giurisprudenza nelle facoltà legittime del Legislatore. 

Al di là di queste terminologie molto tecniche, e dell'essenza giuridica della questione che qui in modo profano si è provato a riassumere, questa decisione della Corte di Cassazione aiuta a mettere un po' d'ordine nel delicato ginepraio dell'istituzione matrimoniale. 

Credo, infatti, sia molto importante che la nostra giurisprudenza cominci a distinguere nettamente tra l'istituto civile del matrimonio e l'istituto religioso del Sacramento. Quando i cattolici assumono determinate posizioni nei confronti della legislazione matrimoniale è al matrimonio civile che si riferiscono, non a quello religioso. L'intento del mondo cattolico, infatti, non è quello di difendere una realtà di fede, bensì di rendere solida un'istituzione giuridica fondamentale per la nostra stessa società. Se è quindi questo l'orizzonte in cui si dovrebbero muovere le istanze di chi difende il matrimonio cosiddetto "tradizionale", allora è significativo che si arrivi sempre di più a distinguere quell'istituto dal Sacramento. 

La società pluralista, o il "meticciato di civiltà", è un contesto propizio per recuperare questa distinzione e ritrovare il senso del matrimonio cristiano. Per lo Stato italiano, ad esempio, il matrimonio ha tra le sue caratteristiche fondamentali la convivenza e l'accordo contrattuale fra i coniugi, mentre per la Chiesa ciò che rende valido un matrimonio è il consenso, ossia la decisione libera, matura e consapevole di intrecciare con l'altro un legame pubblico foriero di responsabilità a servizio della Chiesa. Se il consenso espresso il giorno del matrimonio non possiede un adeguato grado di libertà, di maturità e di consapevolezza delle responsabilità che ne derivano è come se quel consenso non ci fosse mai stato: è nullo, e – quindi – il legame stesso tra le due persone non è mai esistito.

Tutto questo è spesso così ignorato da determinare, anche tra molti cattolici, uno smarrimento degli elementi tipici del matrimonio, come il valore dei testimoni, che appunto "testimoniano" la validità e la legittimità del consenso e non di essere "i migliori amici" degli sposi, o l'inesistenza – prima delle nozze – di una qualsiasi forma di soggettività sociale dei due nubendi, per cui la coppia può essere certamente una bella invenzione mondana per festeggiare san Valentino, ma – fino ad un minuto prima del "sì" – non esiste.


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COMMENTI
20/07/2014 - per capire (luisella martin)

Per capire la matematica ci vuole intelligenza; per capire il matrimonio civile non basta la legge, ma ci vuole l'intelletto; per capire il matrimonio cristiano ci vuole l'amore! Non è facile capire la grandezza, il mistero del matrimonio nemmeno quando vive gli attimi più intimi e felici: io credo che non basti una vita intera e che solo nel Regno di Dio - ove non ci saranno nè celibi né sposati - solo allora riusciremo a vedere, nello sposo/a, il volto di Dio. Non si tratta di aprire il nostro amore all'Amore di un Altro, come scritto nell'articolo (mi è parso infatti di aver sperimentato, durante molti anni, come l'amore di Dio sia discreto e non voglia intromettersi), ma piuttosto di amare gli altri (e fra essi "l'altro") con i sentimenti, le sfumature, il progetto, il fine che Gesù ci ha insegnato. E' un cammino di comprensione percorso da ogni sposo nei sentieri della propria anima, illuminato dalla fede e riscaldato dalla passione; un cammino che, a mio parere, termina oltre la soglia della vita umana.