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MERIAM/ La cristiana condannata a morte in Sudan è a Roma. Gattegna: è la vittoria del coraggio

Meriam Yehya Ibrahim, la cristiana di 26 anni che era stata condannata a morte in Sudan per apostasia, è arrivata a Roma stamattina. Ad attenderla anche il premier Matteo Renzi.

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"A nome di tutti gli ebrei italiani voglio dare il benvenuto a Roma a Meriam Yahia Ibrahim Isha". Lo ha detto il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, secondo cui "la ritrovata libertà di cui torna a godere dopo anni di atroci vessazioni rappresenta la vittoria del coraggio, della determinazione e della speranza contro l'oscurantismo di chi vorrebbe imporre modelli di vita non compatibili con le società democratiche". Si tratta di un tema "di drammatica attualità in queste ore che vedono nuove minacce profilarsi per tutti i cristiani ostaggio della barbarie integralista di chi ancora oggi uccide travisando i più autentici valori religiosi", ha aggiunto. "Al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al governo italiano - ha concluso Gattegna - il più sincero apprezzamento per aver portato a termine questa operazione in modo brillante e tempestivo".

Meriam Yahia Ibrahim Isha, nata da padre musulmano, era stata cresciuta nella fede cristiana dopo l'abbandono del padre, ma per la Sharia anche la religione viene tramandata, di diritto, dalla linea paterna. Pur essendosi sposata con un cristiano, venne accusata non solo di essersi convertita ad altra religione, ma anche di aver commesso adulterio in quanto il matrimonio tra fedi diverse non può essere riconosciuto. Ma in cosa consiste l’apostasia? Rappresenta, in sintesi, l’abbandono volontario della propria religione. Sebbene la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani riconosce l'abbandono della propria religione come un diritto umano legalmente protetto dal Patto internazionale sui diritti civili e politici in alcune nazioni l'apostasia è punita, talvolta è prevista anche la pena di morte. Nell'Islam l'apostasia (detta anche ridda) non è ammessa. Clicca qui per leggere di più

Meriam Yehya Ibrahim, la giovane cristiana sudanese condannata a morte per apostasia, ha incontrato Papa Francesco in Vaticano. La ragazza è atterrata questa mattina all'aeroporto di Ciampino insieme al marito e ai due figli (tra cui la piccola Maya, nata due mesi fa in cella), ed è stata accolta presso lo scalo romano dal premier Matteo Renzi, sua moglie Agnese e il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Radio Vaticana fa sapere che in mattinata Meriam è stata ricevuta a casa Santa Marta dal Pontefice: durante il colloquio, durato circa mezz'ora, il Papa l'ha ricevuta in un clima definito di "grande serenità" e l'ha ringraziata per la sua "testimonianza di fede" e la sua "costanza". Lo ha fatto sapere il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, il quale ha spiegato che Meriam e il marito hanno ringraziato Bergoglio "per il sostegno ricevuto e lo hanno informato sulla vicenda e la situazione attuale".

Meriam Yehya Ibrahim, la cristiana di 26 anni che era stata condannata a morte in Sudan per apostasia, è arrivata a Roma stamattina. La giovane è atterrata all’aeroporto militare di Ciampino alle 9.30, accompagnata durante il volo dalla famiglia e dal vice ministro agli Affari esteri Lapo Pistelli che ha seguito da vicino il caso della donna. Allo scalo romano, invece, erano presenti il premier Matteo Renzi, sua moglie Agnese e il ministro Mogherini: "Oggi siamo felici, è un giorno di festa", ha dichiarato il premier. La donna si trovava dal 26 giugno con il marito e i due figli nell’ambasciata statunitense di Kartoum. Meriam, che era incinta di otto mesi, era stata condannata a cento frustate e all’impiccagione nel mese di maggio, per apostasia e adulterio. Poi la scarcerazione avvenuta il 23 giugno. Il giorno seguente era stata fermata di nuovo "per un controllo dei documenti" all’aeroporto di Kartoum mentre insieme alla sua famiglia stava tentando di lasciare il paese. Quindi rilasciata di nuovo si era rifugiata all’ambasciata Usa. Adesso, come ha spiegato Pistelli, la famiglia resterà a Roma per un paio di giorni, ospite del Governo. Poi ripartirà per New York. È possibile che durante il soggiorno romano possa incontrare il Papa. Su questo possibile incontro padre Federico Lombardi ha fatto sapere che "il Papa è informato ma non c’è nessuna decisione su possibili incontri".

(Serena Marotta)

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