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SANTO DEL GIORNO/ Il 24 luglio si celebra Santa Cristina di Bolsena

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Nel giorno 24 luglio, la Chiesa Cristiana onora e ricorda Santa Cristina di Bolsena. Il martirio della Santa è raccontato in un paio di agiografie medioevali, che contengono moltissimi elementi fantastici.Nel giorno 24 luglio, la Chiesa Cristiana onora e ricorda Santa Cristina di Bolsena. Il martirio della Santa è raccontato in un paio di agiografie medioevali, che contengono moltissimi elementi fantastici. In una di esse il luogo di nascita viene indicato con Tiro in Fenicia, ma si tratta senza dubbio di un errore perché il culto di Cristina a Bolsena è testimoniato fin dal IV secolo d.C. Secondo l'agiografia la giovane visse durante il regno dell'imperatore Diocleziano (243-312) ed era figlia di Urbano, magister militum di Bolsena che, saputo che la figlia undicenne era cristiana, la rinchiuse in una torre insieme ad alcune ancelle, ordinandole di adorare i simulacri degli dei.La ragazza, ispirata dagli angeli, li spezzò e il padre allora la fece flagellare e quindi conferire al tribunale cittadino. Fu egli stesso a condannarla ad alcune torture, tra le quali la ruota, ma la giovane non abbandonò la sua fede. Incarcerata, con il corpo martoriato per i supplizi subiti, venne visitata dagli angeli che operarono la sua miracolosa guarigione. Il padre, invece di stupirsi per l'evento soprannaturale, stabilì che la ragazza venisse giustiziata per annegamento nel lago di Bolsena e al collo di Cristina venne legata una pesante pietra. La pietra però si mise a galleggiare e guidò fino a riva la fanciulla che, per tornare sulla sponda, calpestò quel frammento di roccia e la sue orme vi rimasero impresse. Di fronte all'ennesimo miracolo, il padre rimase molto scosso e morì, ma il supplizio di Cristina era destinato a continuare.

Il successore di Urbano alla carica di magistr militum, Dione, fu ancora più spietato e, poiché non vi era modo di far tornare Cristina alla fede pagana, dapprima la fece gettare in una grande caldaia colma di pece e olio, ma la giovane ne uscì incolume, poi ordinò di rasarle i capelli e di trascinarla nuda per le vie cittadine fino al tempio di Apollo. Cristina avrebbe dovuto prostrasi a dio, ma con uno sguardo, ridusse in mille pezzi le statue dell'idolo. Dione ne fu tanto adirato che morì di rabbia.Il nuovo magistrato, Giuliano perseverò nel torturare Cristina per ottenere l'abiura della sua fede. Giuliano fece gettare la ragazza in una fornace, ma le fiamme non poterono nulla contro di lei, allora si ricorse ai serpenti, ma questi invece di morderla, iniziarono a leccarle il sudore. Giuliano le fece allora tagliare i seni e la lingua, che la giovane gli lanciò addosso accecandolo, quindi fu trafitta da due frecce che la uccisero.E' facile intuire che tale agiografia, redatta attorno al X secolo, è quanto mai fantasiosa, rimangono però i luoghi di culto che i bolsenesi da subito desiderarono proteggere. La fornace dove fu gettata, chiamata Fornacella, si trovava allora a un paio di chilometri dal centro abitato e attorno ad essa sorse un oratorio, mentre nel luogo dove venne sepolta, le catacombe che ora si trovano al di sotto del santuario dedicato alla santa, fu posta una statua. La pietra con impresse le sue orme è invece divenuta la copertura dell'altare maggiore.

Solo una parte delle reliquie di Cristina si trovano a Bolsena e furono rinvenute nel XIX secolo proprio all'interno del suo sepolcro, le altre furono trafugate nel medioevo. Si narra che due pellegrini se ne impadronirono, ma giunti a Sepino, nel Molise, divenne impossibile proseguire verso la Terrasanta, dove erano diretti, per cui le donarono alla comunità che eresse una chiesa dedicata a Cristina. In seguito a Sepino rimase solo un braccio della santa e il resto delle reliquie venne trasportato a Palermo nel XII secolo; la città la elesse a sua patrona e, in suo onore, fece erigere una chiesa, Santa Cristina Vetere, ma quando ritrovarono le reliquie di santa Rosalia mutarono patrona.



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