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Cronaca

PAPA/ 28 luglio, giorno di lutto: la Prima Guerra Mondiale e il fallimento dell'umano

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La guerra è il fallimento dell'umano, ci possono essere cause plausibili, ma le cause della guerra non portano alla guerra: per arrivarci bisogna rinunciare all'umano, bisogna decidere di non usare la ragione. E' una sfida interessante quella di Papa Bergoglio, una sfida a non fermarsi all'analisi quando si guarda ai fatti della storia, perché spiegano ciò che è successo ma non lo fanno conoscere. Per questo il giudizio di Papa Bergoglio non è l'esito di una somma di cause, ma la capacità di cogliere il punto da cui nasce la guerra e che bisogna snidare, è l'uomo che non crede alla pace. Infatti il giudizio è il bisogno che l'uomo ha della pace, per questo è un giorno di lutto il 28 luglio, perché si è deciso di andare contro l'umano.

La seconda provocazione è stata di gridare perché oggi si crei la pace, perché oggi si faccia tacere il rumore delle armi. La pace oggi, questo è il giudizio del Papa, "tutto si perde con la guerra, nulla si perde con la pace, mai più la guerra", questo è quello che dice il Pontefice nell'anniversario della Prima Guerra Mondiale. Non si ferma ad analizzare il passato e nemmeno si ferma a giudicarlo, ma urge perché oggi si faccia la pace e la si faccia nelle tre aree di crisi più importanti: quella mediorientale, quella irakena e quella ucraina.

Il Papa ci ha insegnato a guardare un fatto giudicando e per arrivare al giudizio ci vuole quello che il Papa ha usato per giudicare la Prima Guerra Mondiale, il cuore e il suo bisogno di pace. E' per questo che non si può oggi ricordare le trincee senza abbracciare il bisogno di pace di israeliani e palestinesi, irakeni e ucraini. E' l'esigenza di pace il punto di leva del giudizio sulla Prima Guerra Mondiale, l'esigenza di pace che porta nel cuore un giovane israeliano come un giovane palestinese, un giovane ucraino come un giovane russo, un irakeno cristiano come un irakeno musulmano.

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