BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ETEROLOGA/ La fragilità di una "famiglia" che si fonda sull'egoismo

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Se negli Stati Uniti è stato vietato il disconoscimento di paternità nei casi di eterologa, è perché ciò accadeva con significativa frequenza all’interno della popolazione maschile, segno di una maggiore estraneità dei padri sociali ma non biologici nei confronti dei loro bambini. Se la difficoltà di inserirsi nello stretto circuito mamma-figlio nel periodo postnatale non è assente tra i padri biologici, la “famiglia eterologa” sembra avere in questo senso una maggiore fragilità psicologica. Questo “rigetto” può esplodere anche successivamente, nell’impegno educativo e nel confronto con la personalità in crescita dei figli, spesso indecifrabile in fase adolescenziale. La asimmetria fra i genitori (sociali e biologici), in altre parole, mette maggiormente a repentaglio l’equilibrio relazionale familiare.

La condizione paritaria della “doppia eterologa” - ovvero quella in cui sia seme che ovuli vengono da fornitori esterni e spesso equiparata alle adozioni postnatali - non semplifica il quadro: dalla ricerca sulle adozioni sappiamo che un bambino senza un passato abbisogna di molto aiuto e attenzione, in quanto sviluppa più facilmente sensi di insicurezza e di sfiducia in se stesso, e ciò vale per colui che è stato abbandonato più che per l’orfano. Mentre quest’ultimo può compiere un cammino di “elaborazione del lutto”, il primo sa che da qualche parte colui o colei che lo ha generato vive indipendentemente da lui, esiste forse nell’indifferenza al suo destino, e forse con altri figli e figlie che gli somigliano. Non a caso l’istituto dell’adozione nasce primariamente dalla solidarietà verso una fragilità già data, ovvero dalla condizione di solitudine di un bambino esistente, e non dal mero desiderio di paternità e di maternità, per quanto legittimo in sé. Mentre l’adozione cerca di porre rimedio a una tale fragilità, l’eterologa la programma a tavolino. Anche dalla parte dei nati, dunque, l’eterologa è foriera di problemi.

C’è da scommettere che ognuno di questi rischi verrà giudicato trascurabile da buona parte della cultura dominante. La ragione è semplice: l’unico punto di vista che viene preso in considerazione è quello del desiderio soggettivo e attuale di genitorialità da parte di una coppia, forse a breve anche di singoli. Siamo di fronte alle inevitabili conseguenze della convinzione che ogni desiderio diventi per se stesso un diritto e che la società debba quindi garantirlo, anche a detrimento della dignità umana.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
29/07/2014 - La mamma di tutti. (claudia mazzola)

Io non ho figli, ora ho 50 anni. A 30 ne ho perso uno. Mi mancano tantissimo, credetemi non è facile quando tutto ruota intorno a questi piccini. Godo però dei sorrisi, degli abbracci, dei pianti e delle gioie dei bimbi che mi circondano. Dici poco!