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ALICE GRUPPIONI/ L'italiana morta in viaggio di nozze: la famiglia fa causa a Los Angeles

Alice Gruppioni aveva 31 anni e si trovava in luna di miele quando fu uccisa da un’auto. È successo un anno fa a Venice Beach. Adesso la famiglia fa causa a Los Angeles.

foto: Infophoto foto: Infophoto

Alice Gruppioni aveva 31 anni e si trovava in luna di miele quando fu uccisa da un’auto. È successo un anno fa a Venice Beach. Adesso il marito e i genitori della ragazza vogliono giustizia. La giovane imprenditrice bolognese fu travolta e uccisa da un’auto il 3 agosto 2013. Adesso Christian Casadei, il marito della ragazza, e i genitori Valerio Gruppioni e Barbara Nichelini hanno formalizzato la causa alla città e alla contea di Los Angeles. La causa è stata presentata alla Corte superiore di Los Angeles. I familiari dell’imprenditrice di Rastignano di Pianoro (Bologna) accusano la città e la contea di essere responsabili della morte della ragazza: la causa è infatti da collegare alle condizioni di pericolo sul lungomare pedonale di Venice Beach. Accusato anche Nathan Campbell, conducente della Dodge Avenger che investì Alice, ferendo altre 16 persone. È accusato di negligenza e altri torti intenzionali. Nei confronti dell’uomo è in corso il processo penale: l’11 agosto la Corte indicherà la data del dibattimento, mentre la sezione della giuria è prevista la settimana del 21. Nel processo, della durata di due-tre settimane – sarà chiamato a testimoniare anche il marito della ragazza uccisa, che rimase ferito quando l’auto gli finì addosso. Secondo i familiari, città e contea avrebbero violato il codice 835 della California per la pericolosità del marciapiede e della proprietà adiacente. Così hanno sostenuto nella causa civile, assistiti dall’avvocato Greg Bentley dello studio SBEB LLP. "La legge e le aspettative presso le agenzie governative sono chiare, la città e la contea devono proteggere le migliaia di persone che da tutto il mondo vi si riversano, e devono anche proteggerle dal possibile comportamento intenzionalmente criminoso di altri. Qui – ha sostenuto il legale - la città e la contea sapevano che più di 15 auto circolavano sul marciapiede ogni giorno, nel periodo della disgrazia, cosa che è completamente inammissibile dal punto di vista di pubblica sicurezza. Questa tragedia avrebbe potuto non essere mai avvenuta".  

(Serena Marotta)

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