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YARA GAMBIRASIO & LA STRAGE DI POTENZA / Può una "banalità felice" bastare al mistero che siamo?

Pubblicazione:domenica 10 agosto 2014

Massimo Bossetti (da Facebook) Massimo Bossetti (da Facebook)

Senza questo stupore, senza questa curiosità, tu – moglie mia, figlio mio – diventi qualcosa da mettere in ordine, da tenere a bada, da soddisfare, da gestire in modo tale che tu non possa disturbare la mia vita, quella che io conduco da me, quella dove tutto torna e dove tu – a volte – sei davvero di troppo. Già perché è questa la matrice ultima di tutte le cose che stiamo dicendo: la percezione di sé come “solo”, come “indipendente”, come “autonomo”, talmente impegnato a fare i conti con Dio e con il cristianesimo, da non rendersi conto che Dio abita sotto il tuo tetto, dorme accanto a te, e ti butta pure via la spazzatura. La disperazione sorge nell’esatto momento in cui, in questo sistema di solitudine, io non so più che fare, non so più come muovermi e la tua presenza, marito mio, diventa per me la principale sospettata della mia infelicità. 
In realtà sono semplicemente solo e non so neppure chi sono. Quando siamo piccoli le cose sono molto più semplici: è evidente che è un altro che ci dice chi siamo, al punto che il nostro stesso nome lo impariamo e non lo scegliamo, lo scopriamo e non lo decidiamo. Oggi pretendiamo di scegliere noi chi siamo, di decidere noi che cosa poter essere, e questo ci espone alla solitudine disperata che è l’anticamera vera di ogni incomunicabilità e, quindi, di ogni violenza. Quando non siamo più certi che, aprendo gli occhi, un Altro ci aspetti, diventiamo ostaggio di noi stessi, dei nostri successi, delle nostre performance, e l’Altro – chiunque esso sia – diviene per noi la pietra di inciampo, lo scandalo da eliminare, il bullone che non torna. E tutto diventa tragico, problematico, insopportabile. È da questo che Cristo è venuto a salvarci: da quell’eterna tentazione di voler camminare sulle acque per conto nostro, facendo a meno di Lui, facendo a meno dell’altro. Quella moglie e quel marito che, così come sono, ci ridicono ogni mattina che noi non siamo un caso, e neppure il prodotto delle nostre scelte. Noi siamo semplicemente un dono misterioso. Un dono in cui abita il bene e il male, un dono continuamente da scoprire e da incontrare, un dono che Questo Altro ha deciso – inaspettatamente – di amare.



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