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IRAQ/ Così papa Francesco ci chiama a convertirci

Pubblicazione:mercoledì 13 agosto 2014

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"Non si porta l'odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!"

Caro direttore,
questa frase pronunciata da Papa Francesco è entrata in me con una forza tale da non lasciarmi più tranquillo. Sono molte, e gravissime, le notizie che ci giungono dall'Iraq sul destino dei nostri fratelli cristiani e di altre minoranze perseguitate in quella regione. Poche e lacunose sono le notizie che i nostri fratelli riescono a portarci e già molti di noi si scaldano, si irritano, si arrabbiano perfino con il Papa, accusandolo di tiepidezza e di paura, di un'effettiva connivenza con il potere criminale che sta operando questo sterminio. 

Ho già avuto modo nei giorni scorsi di riflettere sulla natura del cristianesimo come "fenomeno anti-sistema", non assimilabile a nessun potere – occidentale o orientale che sia – e mi sono già permesso di individuare le responsabilità che il cosiddetto Occidente ha nell'aver contribuito a generare questo clima di instabilità e di disperazione. Ora, soprattutto dopo aver letto la rabbia di molti cristiani contro il Pontefice, vorrei ancora una volta indicare in Papa Francesco il punto attraverso cui il Mistero di Dio, anche in questa occasione, ci chiama a convertirci.

Il Papa, infatti, per aiutarci a guardare questa circostanza, parte da una posizione culturalmente espressa da Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006. In quell'occasione il Papa emerito definì non solo la violenza incompatibile con la fede in Dio, ma arrivò a descrivere il Dio rivelato nella fede cristiana come un Dio che non agisce mai contro ragione, ma sempre in armonia con essa. La violenza, sempre secondo Benedetto, sarebbe quindi l'esito di un uso improprio della ragione umana, un uso ridotto cui Dio non potrebbe mai dare l'avvallo. Certamente - si obietterà a tutto questo - ma allora non si disse che il Catechismo della Chiesa Cattolica parla di alcuni casi in cui la guerra ha una sua legittimità e che lo stesso Giovanni Paolo II più volte si fece portavoce di una giusta "ingerenza umanitaria" per arginare gli orrori di un potere cieco e oscuro laddove ogni altro tentativo di mediazione e di incontro fosse fallito. 

Tutto questo è vero ed io stesso non mi sento di discuterlo perché penso che siano sempre più convincenti la Tradizione della Chiesa e le parole dei Papi che i miei "piccoli" pensieri. Eppure, proprio per questo, e per la citazione che all'Angelus di domenica scorsa Francesco ha fatto di Giovanni Paolo II affermando che niente è perduto con la pace, mentre tutto può esserlo con la guerra, desidero seguire il Papa nel modo con cui sta giudicando tutto quello che accade. Egli, e questo forse è sfuggito a qualche commentatore, sta chiedendo a gran voce tre cose: la prima, che credo sia quella politicamente più importante, è che quando si fa violenza in nome di Dio, Dio è sempre un pretesto. 


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COMMENTI
13/08/2014 - grazie (maurizio perfetti)

grazie! "perché affannarci tanto quando è così semplice obbedire?"

 
13/08/2014 - Isis e Papa (Ma BA)

Tutto bello. Giusto non fare guerra in nome di Dio. Se pero' fossi un cristiano d'Iraq (o uno yazida) cui hanno (o stanno per) rapire e violentare e uccidere mia figlia e mia moglie cosa dovrei fare? accettare passivamente la persecuzione come testimonianza di fede? pregare e basta che "passi la nottata"? Penso che le parole del'arcivescovo Nona siano più appropriate di quanti vivono a tremila chilometri. Il Papa magari fa bene a incitare alla preghiera e al dialogo, ma è giusto che non chiami per nome gli autori di questi massacri, islam e musulmani, bensì solo feroci assassini? Sicuro che quel Cristiano da questi appelli un po' evasivi non si senta come dire "trascurato", visto che lui rischia la pelle e, peggio, rischia anche di perdere la fede di fronte a tanto, perché non tutti sono Gesù Cristo? http://www.corriere.it/esteri/14_agosto_10/nel-campo-cristiani-stremati-990dca94-2058-11e4-b059-d16041d23e13.shtml PS. Reagire con le armi a Hitler da parte di un cristiano è stato giusto o no? Reagire con le armi a questi massacratori è giusto o no? Papa e Vaticano non possono dire niente al riguardo?