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ROBIN WILLIAMS/ Ucciso da un "vuoto" cattivo che imita lo sguardo dell'amore

Il successo imita lo sguardo dell'amore, ma non è l'amore che cerchiamo. Così se n'è andato ieri l'attore premio Oscar Robin Williams (1951-2014). MAURO LEONARDI

Robin Williams (1951-2014) (Infophoto) Robin Williams (1951-2014) (Infophoto)

È morto Mork. Se non eri ragazzino negli anni 70 quando la tv dei ragazzi era solo il pomeriggio, non mi capisci. È morto Mork di "Mork § Mindy". È morto Robin Williams. Wikipedia è già aggiornata con i verbi al passato e dice suicidio molto probabile. La riga sopra capisci quali sarebbero i motivi, perché negli ultimi anni il suo successo era molto diminuito e andava in televisione per soldi: come pagare Messi per farlo palleggiare a Porta a Porta. Il mio cuore però è più duro di Wikipedia e fa un po' più di fatica ad aggiornarsi. Tempo fa Robin aveva detto che da morto voleva essere ricordato per le risate che ci aveva fatto fare. Ma perché quelle risate non le hai ricordate anche tu Mork? Perché l'affetto della gente di tutto il mondo, non ti ha fatto sorridere e non ti ha fermato?

All'ora del cappuccino Francesca, la barista, ha detto: "Sembra che hanno tutto e poi finiscono così. Perché avere tutto non è tutto". E io, oggi, con quelle parole ho cercato di aggiornarmi il cuore e di stare vicino a Robin Williams perché se n'era andato e non potevo richiamarlo con un tiro di dadi come in Jumanji. Mi sembrava impossibile averlo sentito di famiglia per tutta la vita e adesso che moriva in quel modo, che non mi dicesse niente. Cos'hai da dirmi "capitano, mio capitano"? Perché Robin Williams era vicino, non era l'attore sogno, quello coi pettorali impossibili, il fisico da urlo e lo sguardo assassino che o ci nasci o non lo diventerai mai. Per le mie coetanee Robin Williams non era da poster in camera ma aveva conquistato il cuore di molte, anche il mio. 

Aveva scelto di cimentarsi in film molto diversi, da Popeye a L'attimo fuggente come solo un vero attore sa fare. I suoi occhi, il suo viso, era espressivo pure sotto le maschere da donna indossate in Mrs Doubtfire. "Avere tutto non è tutto" dice la barista, ma non so cosa c'è di vero perché tu, Robin, avevi tutto ma non sei morto per quello. Se "tutto" c'entra col conto in banca, la barca o le belle donne, non sei stato un tipo così. Da rotocalco e da gossip. Se "tutto" sono tutti i soldi che servono per godersi la vita, secondo me non c'entra con la tua morte. 

Se invece "tutto" è il successo dell'attore di successo, allora sì, ci siamo: ma il problema non è il successo. È il vuoto di successo. È quando il successo manca, è il vuoto dopo il successo, che ci ammazza. Io non so Robin cos'è accaduto, non voglio parlare del tuo suicidio che manco è sicuro. Nessuno, se non parente o medico, potrebbe dire qualcosa. E forse neanche loro. Forse neanche tu, perché i suicidi sono dei potenti e distruttivi punti di domanda senza risposta. Il mio problema è come, in questa cosa della tua morte, riesci a starmi vicino. 


COMMENTI
14/08/2014 - commenti (Mauro Leonardi)

Questo articolo su Robin Williams mi ha insegnato tante cose. Tra le altre che ci sono un sacco di persone che non hanno dubbi a parlare di psicologia, teologia, a consigliare di tacere, esperti del mondo del cinema, ma anche di più, molto di più, persone semplicemente buone. Oltre a tutti i commenti bellissimi che ho letto qui ne voglio riportare solo uno, di una signora che non conosco, che dice: "Grazie per l'articolo che ha scritto su Robin Williams, mi ha fatto riflettere molto. Tra l'altro avevo raccontato ai miei figli (16, 14 e 10 anni) della sua morte, omettendo il fatto che si fosse suicidato. Oggi a tavola ne abbiamo parlato, e le sue parole mi sono state di aiuto :)"

 
14/08/2014 - E' il dramma di tutti (Michele Sirianni)

Riporto un mio commento alla sollecitazione di un'amica psicologa: "All'origine c'è il vuoto, o la percezione del vuoto. Nessun disagio nasce come un fungo spontaneo nel segreto della mente, C'è sempre l'urto della realtà e la percezione di essa. Non esiste una malattia psichica che non abbia un appiglio, un pretesto nel vivere, o in come viene percepito il vivere. Non è solo questione di chimica. E' una questione di drammaticità della questione umana. E questo riguarda tutti, Tutti! Ogni essere grida in silenzio per essere letto altrimenti. Non essere sordi a queste grida. (SIMONE WEIL, Quaderni, I, p. 258)"

 
13/08/2014 - robin (elisabetta galli)

Quando leggo l'articolo di un giornalista cerco la notizia: dati, date, fatti, nomi. Il dolore lo trovo tra le righe. Quando leggo lo scritto di uno scrittore, il suo commento, la notizia so che c'è ma che sarà raccontata per trovare la storia che dalla notizia X diventa una ricerca di senso, o una ricerca, semplicemente. E non dovrò solo leggere ma farmi anche leggere, interrogare da quanto leggo. Per quanto riguarda il discorso suicidio, giudizio e polemiche varie, mi sembra che forse non si è letto bene o non si è letto proprio.

 
13/08/2014 - commento (Paola Baratta)

Quando muore un attore, anche tra quelli come Robin Williams che sono diventati di famiglia, la tentazione è di allontanare l'accaduto. Come se fosse qualcosa che succede solo alle persone famose. In certi ambienti glamour dove hai tutto, ma dove poi si scava la solitudine dell'amore vero. Con Robin la tentazione è meno facile perché lui era proprio uno normale. Un antidivo. E questo articolo mi fa capire perché. Perché questa morte mi interpella nel mio quotidiano. Che cerchiamo tutti l'amore e rischiamo di accontentarci di sguardi e non del cuore e Wanda lo sguardo va altrove e la nostra vita ricade nell'anonimato. ..il vuoto rischia di risucchiarci. Come Robin. Che quest'articolo riesce a far sentire vicino. Molto vicino. Amorevolmente vicino. E il suicidio? Non è peccato? Sì lo è. Ma la Chiesa che è Madre ha capito che di fronte alla morte - ogni morte - è bene pregare e riflettere, far silenzio. Che anche a un suicida (o presunto tale in questo caso) si devono i funerali e la pietà. Il resto, il giudizio è il destino di quell'anima è tutto nelle mani del Padre. Io trovo quest'articolo semplicemente stupendo. Avvicina nell'amore un fratello "lontano". E ora… mettiamoci a pregare.

 
13/08/2014 - un tremendo punto di domanda (maria consolo)

"I suicidi sono dei potenti e distruttivi punti di domanda". Ho sempre pensato che, dato l'istinto di autoconservazione innato nell'uomo, chi arriva a tale gesto estremo deve provare un dolore indescrivibile che impedisce di sentire qualunque altra cosa. Non possiamo sapere cosa dicono cervello e cuore di chi si suicida… per questo i cattolici che giudicano senza perdono i suicidi non mi sono mai piaciuti. E lo dico da cattolica. Mi ritrovo così di fronte ad un potente punto di domanda che leggendo questo articolo sono spinta perlomeno a guardare, se non anche a cercare una risposta sul senso del dolore. E a sentirmi vicino a Robin e a quelli che magari stanno soffrendo così tanto da meditare di togliersi la vita e di cui magari io non mi sto accorgendo perché magari sembrano avere tutto ma poi non hanno nulla...

 
13/08/2014 - Grazie (Mauro Leonardi)

Grazie DD e Giorgio, davvero

 
13/08/2014 - delicatezza (D D)

come sempre negli articoli di don Mauro c'è una grande delicatezza e uno sguardo profondo riguardo al tema trattato. Non mi sembra che don Mauro voglia parlare del suicidio. Mi ha fatto riflettere che uno degli attori più amati e presenti per queste ultime generazioni, che ha fatto ridere a crepapelle, commuovere con i suoi sguardi e le sue espressioni che mi sembrava quasi di esserci dentro, che ha dato speranza e incoraggiato molti, alla fine non ce l'abbia fatta. Ha dato molta speranza ma forse non ci ha creduto fino in fondo neanche lui. Grazie don Mauro

 
13/08/2014 - Pazienza (Giorgio Allegri)

Caro Leonardi, porti pazienza. Purtroppo c'è gente che ama emanare sentenze, almeno fin quando certe tragedie non la riguardano personalmente.

 
13/08/2014 - Twitter (Mauro Leonardi)

In queste ore ci sono stati su twitter molti commenti pro e contro l'articolo. Chiederei ai lettori de ilsussidiario che hanno l'account twitter di fare lo sforzo di lasciare qui le loro riflessioni per non essere costretti a un dialogo di 140 caratteri. In sintesi, certi cattolici se la sono presa con me perché: 1) avrei giudicato Robin Williams e questo non è cristiano, meglio il silenzio. 2) sono stato tropo tenero con Robin Williams perché il suicidio è peccato e io non l'ho detto: nemmeno Giuda è stato perdonato. 3) uno mi ha scritto privatamente dicendomi che chiederà conto al mio vescovo di questo articolo. Vi risparmio i commenti positivi. Grazie a tutti.