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ROBIN WILLIAMS/ Ecco perché Peter Pan e il prof. Keating non lo hanno salvato

Pubblicazione:giovedì 14 agosto 2014

Robin Williams sul set (Infophoto) Robin Williams sul set (Infophoto)

Quando muore una star, specialmente poi se in modo tragico, come Robin Williams, si corre il rischio di fermarsi al sentimento, reagendo in modo epidermico. Se poi è una star del cinema, il rischio è anche un altro: quello di sovrapporre l’uomo col suo vissuto ai personaggi che ha interpretato. Sappiamo che non si può fare: per restare in tema di attori comici (e spostarci in casa nostra) il nobiluomo Antonio De Curtis era molto diverso, nella vita quotidiana, dal personaggio di Totò; era molto più chiuso e poco divertente. E Alberto Sordi non era certo quel figlio di buona donna di molti suoi indimenticabili personaggi.

Con Robin Williams non si deve fare eccezione. Si potrà ricordarlo nei panni di Peter Pan, del prof. Keating, di Mrs. Doubtfire, di Patch Adams, sempre però tenendo presente che lui, Robin, era un’altra cosa, un’altra persona. Questo ci aiuta anche ad affrontare il contraccolpo del suo suicidio: era un uomo come tanti, non il personaggio di una commedia costruito sulla base di una precisa sceneggiatura. Non possiamo scambiare la realtà con la finzione.

Detto questo, va però aggiunto che nel caso specifico l’uomo e il personaggio si avvicinano molto, almeno nel desiderio. Robin Williams viene descritto da tutti come un filantropo, un umanitario, e dobbiamo dire che molti dei suoi personaggi dimostrano una particolare attenzione ai problemi e ai dolori degli altri. I suoi film (per la maggior parte) toccano temi importanti e non sono mai banali. Ne L’attimo fuggente si affrontano i desideri degli adolescenti, il loro difficile rapporto col mondo degli adulti, il bisogno di avere una guida, un maestro (come bene rilevava Beppe Severgnini sul Corriere); Goodmorning Vietnam si cala nella tragedia della guerra; Mrs. Doubtfire entra nel dramma delle coppie separate e dei loro figli; Patch Adams si prende carico dei dolori dei bambini malati; lo stesso Hook è ricco di significati e di spunti che ne fanno qualcosa di più di una rivisitazione di Peter Pan (non ultimo, ancora una volta, il rapporto genitori-figli). Un film come Al di là dei sogni si confronta poi con le grandi domande dell’uomo di fronte al mistero della morte.

Difficile credere che l’attore si sia solo limitato a subire dei personaggi che gli venivano imposti. Leggo che almeno in un caso (quello di Mrs. Doubtfire) si attivò per cambiare il finale del film (che i produttori avrebbero voluto con una rassicurante restaurazione dell’unità familiare), in quanto secondo lui sarebbe stato irrealistico e avrebbe ingenerato false speranze nei figli dei divorziati.

Insomma, Robin Williams c’entrava coi suoi personaggi, voleva dire qualcosa alla gente attraverso di essi. La sua comicità è didattica, contiene un messaggio, una proposta. E allora vale la pena di chiedersi quale sia questa proposta. Forse non tutti ricordano il nichilismo del prof. Keating, che ripete ai suoi ragazzi “siamo cibo per vermi”, solo questo e nient’altro. 


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COMMENTI
15/08/2014 - L'arte di vivere (luisella martin)

Un articolo interessante, intelligente e bello, ma soprattutto un articolo che esprime in poche parole le ragioni della nostra fede. La fede cristiana ha come traguardo - così é per tutti - la morte, ma invece di combatterla la sfiora, apre la porta blindata di cui conosce la combinazione per incontrare una nuova vita d'amore. Francesco la chiamava "sorella morte"; adesso lo sa anche Robin Williams!