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PAPA IN COREA/ Il "miracolo" di una fede che piace a Francesco

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Dopo il breve passaggio nella base aerea di Seoul, catapultato dal dramma del nord iracheno sul banco delle tensioni asiatiche, ha trovato la forza e la lucidità per fornire, ancora volta, una chiave di interpretazione del presente. Prima nel salone dei ricevimenti della "Blue House", palazzo presidenziale della quasi addomesticata tigre asiatica, poi nella sede della Conferenza episcopale coreana, davanti a 35 vescovi del Paese, ha chiesto di riflettere sul valore della pace, di perseguire la via della riconciliazione, di lottare per la stabilizzazione di un'area minacciata da troppi personalismi e da vecchie diffidenze. Ricordando sempre il dolore del passato e quello più recente. 

Il sacrificio di Paul Yun Ji-Chung e dei suoi 123 compagni che beatificherà sabato 16 ma anche la sofferenza di chi non vede i propri cari da 66 anni, strappato alla propria terra da un confine segnato a matita: 10 milioni di persone costrette a lasciare un pezzetto di se stesse nel Nord. Non appendici affettive ma carne della propria carne. Madri che non hanno saputo più nulla dei figli, padri senza una famiglia, fratelli e sorelle separati, cugini allontanati dalla storia e non da beghe familiari, con l'unica prospettiva di vincere alla lotteria la possibilità di un abbraccio. Sì perché la grottesca soluzione per le riunificazioni familiari tra sud e nord del Paese è affidata al caso, alla fortuna, alla sorte come la si voglia chiamare, con tanto di sorteggio in televisione e la dea bendata a decidere della vita e del cuore delle persone. È l'unico modo scovato dai due governi per permettere incontri tra quei cittadini destinati dalla guerra a vivere separati. 

Così il Papa che sull'aereo chiede 30 secondi di silenzio al carrozzone mediatico da spendere in preghiere per il collega dell'AP ucciso da una granata a Gaza, davanti ai coreani ribadisce la necessità di promuovere la cultura della riconciliazione e della solidarietà, di praticare una diplomazia che sia basata sul dialogo e l'ascolto, piuttosto che sulle dimostrazioni di forza, di cercare una pace che non sia "semplicemente assenza di guerra, ma opera di giustizia". Nell'aria densa e pesante dell'estate coreana arriva il ciclone Francesco, il mondo sarà pure appeso a ciò che accade qualche fuso orario più in là, ma ascoltare questo testardo messaggero di Pace in Asia può essere utile.

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COMMENTI
15/08/2014 - Coreani (luisella martin)

Vederli composti,con il cappellino e il velo bianco (per le signore) mi ha ricordato ancora una volta che non sono sola. Nel grande mondo ci sono milioni di peccatori come me, che credono in Gesù come me e che sono per fortuna diversi da me e da ciascuno ... Una marea di intenzioni e di preghiere da inviare al cielo, sapendo che Lui ci ascolta ... Sarebbe ora che tutta questa moltitudine che ascolta Francesco come duemila anni fa ascoltava Gesù, si metta davvero in ascolto attento della Parola per poter santificare il Suo nome, costruire il Suo regno e fare per sempre la Sua volontà qui, in terra; io per prima!

 
15/08/2014 - Bentornata! (Giuseppe Crippa)

Sono lieto che Cristiana Caricato sia finalmente tornata a parlarci di papa Francesco ma oggi ho apprezzato molto anche la sua presentazione dell’affascinante storia della cristianizzazione della Corea, dalla quale avremmo molto da imparare qui in Italia, dove spesso attribuiamo al clero (o il clero si prende…) responsabilità e compiti che sarebbe meglio restassero affidati ai semplici credenti.