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PAPA FRANCESCO/ I giovani e la vocazione: “Signore, cosa vuoi tu da me?”

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Una cosa chiara il Papa ha detto ai giovani, che non ci sono due Coree, ma ce n’è una sola. “La Corea è una, – ha affermato con decisione Papa Francesco – è una famiglia: voi parlate la stessa lingua, la lingua di famiglia; voi siete fratelli che parlate la stessa lingua. “ Così ha invitato i giovani a sfidare la storia, a non rassegnarsi a quello che il potere ha stabilito, perché più forte e più vero è ciò che la realtà dice, e la realtà dice che la Corea è una, questo è il compito che i giovani si possono assumere per ristabilire ciò che è la loro patria, come è la loro dimora, di che cosa è fatta la loro famiglia. Utopia in tutto questo? No! Ma una chiara preoccupazione educativa! Il Papa ha voluto dire ai giovani che non ci si deve rassegnare allo status quo, che si deve sfidare il proprio tempo guardando alla realtà e rifacendo la strada dall’origine, proprio quella strada di unità di un popolo che il potere ha interrotto forzosamente. Questa strada oggi si può riprendere, questa è l’avventura che rende bello vivere perché apre a prospettive più ampie di quelle già costituite. Essere giovani è sfidare ciò che è diventato norma, ciò che si è incrostato e sembra impossibile da cambiare, lo si può fare attaccandosi e facendo rinascere l’origine, quella verità semplice che è rimasta nascosta sotto l’apparenza. Una sfida quella del Papa a smuovere il precostituito, e non perché ci si debba opporre ma perché bisogna ritrovare la verità delle cose, la loro autentica origine. Il messaggio che ci viene dalla Corea è così un messaggio educativo quanto mai significativo, Papa Francesco  ci ha dato una nuova lezione educativa, stando davanti ai giovani ha snidato il loro desiderio per dire ai giovani di seguirne la direzione. Così si educa!

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