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PAPA IN COREA/ Amore e perdono, la "via" di Francesco conquista i giovani

Papa Francesco in Corea (Infophoto) Papa Francesco in Corea (Infophoto)

Aveva preso appunti, bene bene, e voleva rispondere nel merito. Poteva diventare una cosa noiosissima, e invece, sebbene gli applausi scattassero con il ritardo corrispondente al tempo di traduzione,  è stato un successo. Di più: un trionfo. Di bellezza e di Vangelo. Sarà perché è un uomo libero, o perché gli piace la spregiudicatezza, ma il modo in cui ha spazzato via i dubbi sul presunto conflitto tra vocazione e responsabilità familiari o la semplicità con cui ha assicurato che chiederà in Vaticano numi sui martiri coreani e il loro processo di beatificazione, affidando la questione ad un "buon uomo, Angelo" (credo proprio che si riferisse al Cardinale Amato) sono stati un meraviglioso spettacolo della fede. 

Gesti, sorrisi, ammiccamenti, siparietti con il traduttore o chi gli reggeva il gioco, nella babele asiatica che è stato l'incontro di Solmoe è riuscito a comunicare l'essenziale, persino quando ha chiesto il silenzio necessario alla preghiera per la riunificazione della Corea. Unica terra e unica famiglia. Si è buttato a capofitto sulla questione che divide da oltre 60 anni la penisola asiatica, ferita aperta, dolore immutabile, costantemente alimentato da una dialettica di recriminazioni e offese. Individuando una via di fuga nella concretezza dell'incontro. Ha attinto la speranza da una storiella biblica di quelle che ci raccontavano all'asilo. Giuseppe e i suoi fratelli, i farabutti che il minore riconosce dal modo di parlare. Mi sono sorpresa a pensare "e se avesse ragione lui? Se in fondo non bastasse che puntare sul fatto che prima o poi si riconosceranno nella lingua comune? Non è forse vero che è più facile capirsi se si usano le stesse parole per chiedere scusa e perdono?". La via del semplice, di chi osa invocare l'impossibile, mettendo tutto nella mani di un Altro. Un Padre buono che conosce miserie e limiti dei propri figli e che non se ne fa cruccio. Il padre della parabola del figliol prodigo che non si stanca di perdonare, che anzi ama di più chi è più lontano. Parole magnetiche per giovani tentati e distratti da troppi miti, ossessionati dal carrierismo, spaventati dalla prospettiva di un'esistenza costretta tra etica del lavoro e successo economico, priva di affetti e di spazi per l'anima. 

In poco meno di 20 minuti, Francesco ha sciolto la rigidità orientale, fatta di inchini e sorrisi, che contamina anche i più giovani, trascinando tutti in un vortice di abbracci, lacrime e catene di mani. Alla fine sì è prestato all'ennesimo selfie con Giovanni, cinese di Hong Kong che si era avventurato sul terreno scivoloso dei rapporti con la Cina, ma che poi in fondo non voleva che uno scatto con il faccione di Bergoglio, e ha concluso la giornata tuffandosi tra due ali di giovani. Gridava in quel suo buffo inglese, "wake up", "alzatevi", l'incipit del tema della giornata della gioventù asiatica. Il resto recita "e risplendete". Lui abbagliava.   

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COMMENTI
16/08/2014 - tradizione è movimento (Paola Baratta)

Bellissimo questo articolo. Mi ha fatto pensare alla mia. Alla nostra vita. È vero che a volte i ricordi diventano prigione. Anche quelli belli. Sembri la principessa addormentata nel castello. Nella torre più alta. Chiusa e da sola. O anche quando è brutto. Perché ti consente a volte di fare la vittima o travestiti da eroe che ha resistito alle botte. Comunque non la vivi la vita. Sogni quegli anni quei momenti che non ci sono più e che se son belli diventano castello. Se son brutti sono catene. E il futuro? Se si idolatria il futuro di fan castelli in aria. C'è poco da dire. E vivi tra desideri irrealizzabili. In soddisfazioni. Ansie continue. Fare memoria è diverso. È quello che accade nella Comunione. Che non è che ricordo quello che è successo 2000 anni fa. Avviene lì. Ora. E il duro è in quella "Messa". Andate. Ora. Portate frutto. Ora.Amate. ora. Don Mauro Leonardi mi ha fatto ricordare che tradizionalmente e non è riscaldare la minestra già cotta. Ma movimento. Portare attraverso. Portare avanti. Camminare. Con le valigie ben piene della propria identità. Col progetto di una meta. MS facendo solo un passo per volta. Nel presente.il mo tempo. Il tempo che segue il tempo di Dio. Grazie